Un rigore dubbio punisce il Teramo

Nel finale Sales accenna una spinta a Crescenzi che insegue una palla innocua e l’arbitro premia il Vicenza
VICENZA. Stavolta la coda regala solo veleno al Teramo. Due settimane fa i biancorossi riuscirono a trovare, proprio nel finale, un pareggio insperato a Portogruaro contro il Mestre. Contro la capolista Vicenza (a punteggio pieno, con sei gol fatti ed uno subìto) il sogno di portare a casa un altro punto dura per 85 minuti: poi un’ingenuità di Sales, fino a quel momento fra i migliori in campo del Teramo, ma soprattutto l’eccessiva severità dell’arbitro, spianano la strada alla squadra berica. L’undici di Colombo ha sofferto più del previsto e solo negli ultimi minuti ha trovato il colpo del ko, su calcio di rigore concesso per il presunto fallo del terzino (schierato a sinistra al posto di Pietrantonio) su Crescenzi. Un semplice accenno di spinta alle spalle su un pallone per di più innocuo, che stava uscendo dall’area dopo un calcio piazzato. Un contatto dubbio, a cui hanno fatto seguito la caduta plateale di Crescenzi, un fischio deciso dell’arbitro e la precisa realizzazione di Comi.
Lo sfortunato episodio nulla toglie alla prestazione di personalità sfoderata al Menti dai ragazzi di Asta. Il Teramo si è presentato con un modulo a specchio contro un Vicenza votato all’attacco e che ha preso il pallino del gioco soltanto nella prima mezz’ora di gara, poi ha fatto un po’ di fatica. Il 4-3-3 di Asta è più difensivo rispetto a quello di Colombo ma non meno ambizioso, dato che il Teramo ribatte colpo su colpo e tiene bene l’inizio veemente dei padroni di casa. Il Vicenza prova a sfogarsi soprattutto con De Giorgio e Giacomelli, attivissimo sull’out mancino e a suo agio negli scambi con Alimi e Beruatto, che quasi agisce da attaccante aggiunto. Giacomelli inventa, De Giorgio conclude per due volte in un breve lasso di tempo dopo appena cinque minuti, ma Sales mura benissimo il fantasista biancorosso. Oltre alla buona tenuta difensiva (anche se è mancata la lucidità in qualche ripartenza) è una dose discreta di fortuna a tenere a galla il Teramo nel momento cruciale, quello in cui il Vicenza profonde il massimo sforzo e spinge a mille andando più volte vicino al vantaggio. Lo fa con la bordata su punizione di Beruatto che Calore manda in angolo (13’) ma soprattutto con la bella azione manovrata che porta Ferrari alla conclusione quasi a colpo sicuro: il portiere teramano, con l’ausilio del palo, compie un prodigio e mantiene inviolata la sua porta. L’ultimo brivido il Teramo lo corre alla mezz’ora quando sono i centimetri a fare la differenza, col pallonetto di Ferrari (arrivato solo davanti a Calore) che lambisce il palo. E’ mancata la lucidità, si diceva, in alcuni casi al Teramo in fase offensiva, con Tulli e Bacio Terracino sotto tono, sebbene la squadra di Asta non abbia demeritato a centrocampo. Ma è in attacco che ha fatto poco, specie nel primo tempo. Sul taccuino solo un sospetto intervento da rigore di Beruatto su Foggia, ignorato dall’arbitro, al 18’.
Nella ripresa invece il Teramo ha provato subito a scrollarsi il timore reverenziale di dosso con due ghiotte chance avute da Foggia, molto mobile in area di rigore, e da Tulli. Il Vicenza rischia ancora al 10’, con Foggia che gira come meglio può l’assist di Bacio Terracino e trova l’opposizione in angolo di Valentini. Poi arrivano le varie svolte del match. La panchina lunga e i cinque cambi avvantaggiano la squadra che ha più qualità, tanto che Colombo può permettersi il lusso di mandare in campo insieme Di Molfetta, Comi e Giraudo, togliendo Ferrari e Giacomelli per i due terzi dell’attacco rinnovati. Nonostante tutto il Teramo tiene bene il campo e sembra funzionare la mossa difensiva di Asta che passa al 5-3-2. Il piano sarebbe perfetto se non fosse per la sbavatura all’85’, tanto contestata dagli abruzzesi ma che costringe Asta e i suoi a perdere un punto che sembrava già acquisito. Nel finale il subentrato Graziano perde anche la testa, fa un fallaccio a centrocampo e si becca un rosso sacrosanto,
Matteo Zambon

