UNA TREGUA ARMATA CHE RICORDA I DUELLI TRA SCIBILIA E GALEONE

19 Dicembre 2017

Una tregua, niente di più, in nome del Pescara. La notte ha portato consiglio ai duellanti in salsa biancazzurra. Si va avanti insieme, magari da separati in casa, ma il matrimonio calcistico tra...

Una tregua, niente di più, in nome del Pescara. La notte ha portato consiglio ai duellanti in salsa biancazzurra. Si va avanti insieme, magari da separati in casa, ma il matrimonio calcistico tra Sebastiani e Zeman prosegue. Non c’è più l’amore di un tempo, però a entrambi conviene andare avanti. Fino a quando, solo il tempo lo dirà. Ma quello che sembrava un esonero annunciato si è trasformato in una tregua.
Se ne sono dette di tutti i colori Daniele Sebastiani e Zdenek Zeman, a tal punto da far passare sotto silenzio l’importanza della partita contro il Novara e la relativa vittoria. Duello di basso livello. Sono volati gli stracci nell’arco di 36 ore – dalla conferenza stampa di sabato del boemo alle dichiarazioni del dopo partita domenica sera – e tutto faceva presagire al divorzio. Ma dal momento che Pescara non finisce mai di stupire, ecco che le parti hanno deciso, per ora, di non separarsi. Sembra di essere tornati indietro nel tempo. Il duello Zeman-Sebastiani ha ricordato - a tifosi e addetti ai lavori con qualche capello bianco - altre sfide verbali che contrapponevano il compianto commendator Pietro Scibilia e Giovanni Galeone, negli anni Novanta. Altro contesto e altri personaggi. Da una parte l’allenatore amato dalla piazza e dall’altra il presidente che con la tifoseria non aveva grande feeling. Ogni volta che Galeone parlava, Scibilia sobbalzava dalla sedia, pensando che il “profeta” volesse metterlo in cattiva luce nei confronti della piazza. Non è possibile fare paragoni tra i contesti e i personaggi, ma anche in questa occasione c’è il tecnico che giustifica il suo rendimento con un mercato “sbagliato” che gli ha lasciato in eredità una rosa extralarge e giocatori che non si addicono alla sua filosofia di gioco. Era un segreto di Pulcinella. Ma quando il boemo ha sentito puzza di bruciato, ovvero di esonero, ha vuotato il sacco dicendo addirittura che con “Sebastiani sta bene a cena, ma abbiamo visioni differenti del calcio”. Il problema è che il presidente non lo ha messo a busta paga (e che paga!) per tenergli compagnia durante le serate al ristorante.
Per mesi è stato detto e scritto che questo Pescara non poteva essere considerato il “Pescara di Zeman”. Finalmente lo ha rimarcato anche il boemo. Farlo alla vigilia di una gara importante è stato un azzardo calcolato dal tecnico che ama comunque mettere in sicurezza il suo personaggio agli occhi dell’opinione pubblica nazionale. Perché spiattellare il fatto che voleva andarsene il primo settembre scorso – come riportato nelle scorse settimane anche dal Centro – prima di una partita in cui si decideva il suo futuro? Perché dire che la squadra non ha abbastanza voglia di lavorare e che lui avrebbe desiderato un mercato diverso solo adesso?
Al di là delle chiacchiere restano i fatti. Ovvero che dopo la retrocessione disastrosa e traumatica della passata stagione il Pescara sta deludendo le attese. Ed è l’unica tra le tre retrocesse fuori dalla zona play off quando ormai siamo arrivati al giro di boa. E fallire la qualificazione agli spareggi-promozione equivale a un altro fallimento tecnico. Al di là degli effetti sulla piazza – pro Sebastiani e pro Zeman stanno riempiendo i social di invettive di ogni genere – resta l’amara considerazione che società, tecnico e squadra continuano a regalare delusioni ai tifosi. Certo, se poi lo scambio di accuse proseguirà e, di pari passo, ci sarà la risalita del Pescara in classifica ben vengano anche “le conferenze stampa di m..” e le stilettate al vetriolo.
La sensazione è che si tratti di una tregua e che la resa dei conti sia solo rinviata.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA