Vegni: io, il Giro d’Italia e le bellezze abruzzesi

Il dirigente: «Taccone nel mio cuore, felice di portare la carovana all’Aquila»
PESCARA. All’Aquila per presentare le tappe abruzzesi del Giro d'Italia 2019, poi la visita nella redazione pescarese del Centro per partecipare a una diretta Facebook. Mauro Vegni, direttore della corsa rosa, accompagnato dal fiduciario teatino della Rcs, Maurizio Formichetti, illustra la 102ª edizione che toccherà la nostra regione il 17 maggio con la tappa Vasto-L'Aquila e il giorno successivo con la partenza da Tortoreto Lido (arrivo a Pesaro). I preparativi proseguono nel migliore dei modi e per la gioia degli organizzatori l’appeal del Giro 2019 potrebbe essere superiore a quello del Tour de France.
Nei giorni scorsi Vegni ha incassato il sì di Vincenzo Nibali, a caccia del tris dopo le vittorie del 2013 e del 2016, poi quello di Tom Dumoulin, vincitore nel 2017 e secondo nel 2018, che ha annunciato la partecipazione con un videomessaggio («sarà il Giro d’Italia il mio principale obiettivo del 2019», ha spiegato l’olandese del Team Sunweb, «il percorso è molto interessante. Amo l’Italia, amo le sue strade e amo questa corsa»). E ieri mattina ha dato l’ok anche Simon Yates, maglia rosa e vincitore di tre tappe nel 2018, prima del brusco crollo sul Colle delle Finestre. Tra gli altri big figurano il campione del mondo Alejandro Valverde (Movistar), lo sloveno Primoz Roglic (Team Jumbo-Visma) e il 21enne Egan Bernal (Team Sky).
Vegni, anche la 102ª edizione del Giro si preannuncia avvincente.
«Sì, sarà una corsa innovativa e “coraggiosa”, una delle più dure degli ultimi venti anni. La prima tappa (11 maggio a Bologna, ndr) sarà una cronometro molto impegnativa e i ciclisti dovranno presentarsi già in un avanzato stato di forma».
Il 17 maggio si correrà la Vasto-L'Aquila.
«A dieci anni dalla tragedia del terremoto ci è sembrato doveroso puntare i riflettori sulla situazione attuale della città. Come è accaduto per Rigopiano, ma anche per il Vajont, il Belice e via discorrendo, nel corso degli anni il Giro ha sempre raccontato la storia del Paese, gli aspetti positivi e pure le tragedie. Chiaramente, attraverso la spettacolarizzazione delle immagini, sarà di nuovo possibile mostrare i paesaggi e le eccellenze dell’Abruzzo. Poi, quando sono qui, il pensiero va sempre a un mio vecchio amico, il compianto Vito Taccone».
Sport, sociale e cultura. La corsa rosa vuole essere una perfetta sintesi.
«Quello di non essere solo una manifestazione sportiva è sempre stato un obiettivo del Giro, che ha unito l’Italia più di Garibaldi avvicinando il nord a sud e viceversa. Quella di Garibaldi è stata una guerra di conquista, mentre il Giro ha basato la propria mission sulla condivisione. Ma non bisogna dimenticare che il Giro è soprattutto la festa degli italiani, grazie alla quale bambini, uomini e donne di tutte le età possono godersi un evento sportivo unico».
Il sud si sente escluso. Cosa risponde alle critiche?
«È inevitabile lasciare fuori qualche regione, non è possibile accontentare tutti i cittadini, però sento di poter respingere al mittente le critiche. Nel 2019 il Giro non passerà in Sicilia, però nelle ultime due edizioni ci siamo stati. Addirittura, quest’anno la Sicilia ha ospitato tre tappe. E nel 2017 siamo partiti dalla Sardegna (con la tappa Alghero-Olbia, ndr). Ripeto, ogni anno bisogna necessariamente escludere alcune zone. Poi, a dir la verità, non è che ci sia stato un numero così elevato di richieste dalle regioni meridionali».
Nel 2018 il via da Gerusalemme. Perché non partire di nuovo dall’estero?
«Vogliamo “riappacificarci” con il Paese e per la partenza e l’arrivo abbiamo scelto due città simbolo della cultura italiana. Il Giro prenderà il via da Bologna, la “dotta”, dopo 25 anni e si concluderà a Verona, la capitale della musica lirica. In mezzo, ci saranno altre 19 tappe che mostreranno le nostre bellezze. In ogni caso, la partenza in Israele della scorsa edizione è stata una grande opportunità. Oggi parlare di un Giro solo italiano è anacronistico. E noi, da oltre 10 anni, nel segno della globalizzazione ci siamo tolti tante soddisfazioni».
La Vini Fantini del patron Sciotti verrà invitata al Giro?
«Decideremo a gennaio. Purtroppo, nonostante gli sforzi di alcuni imprenditori, non è un momento positivo per il ciclismo italiano. Trent’anni fa avevamo dieci squadre di altissimo livello, ora nemmeno una. Paghiamo la crisi economica del Paese e la lentezza nel rimetterci in marcia».
Il percorso della Tirreno-Adriatico 2019 esclude l’Abruzzo.
«Abbiamo sottoscritto un accordo con il Comune di Camaiore che ospiterà la partenza della corsa fino al 2020. L’arrivo sarà a San Benedetto del Tronto e la Tirreno-Adriatico transiterà per l’Umbria. Era oggettivamente molto complicato inserire un passaggio in Abruzzo. Come per il Giro, anche in questo caso sarebbe stato impossibile accontentare tutti».
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