Vendrame, fuga vincente Ciccone punta lo Zoncolan

21 Maggio 2021

L’azzurro trionfa, Bernal resta in rosa. Il teatino pensa alla tappa di domani

BAGNO DI ROMAGNA. Paese che vai, usanze che trovi. Il Giro d’Italia sembra voler seguire tradizioni e costumi delle città di tappa: tante ubriacature due giorni fa a Montalcino, terra dei vini, e tanta calma ieri a Bagno di Romagna, terra di terme e relax. O quasi: un piccolo attacco di Giulio Ciccone e di Vincenzo Nibali sull’ultima salita verso il Passo del Carnaio prontamente disinnescato da Egan Bernal ha acceso il finale di una tappa che ha visto l’ennesima fuga di questo Giro andare in porto.
Il successo è andato ad Andrea Vendrame che ha battuto facilmente Hamilton nella volata a due e ha fatto masticare amaro Gianluca Brambilla e George Bennet rei di aver sonnecchiato quando stava per arrivare l’ultimo chilometro. I quattro sono stati i più bravi del folto gruppo che si è avvantaggiato in mattinata, Vendrame lo è stato ancor di più e con gli occhi lucidi in mixed zone ha raccontato la giornata. «L’ avevano pianificata dalla sera prima con i direttori, avevamo studiato tutto il percorso e con Bouchard dovevamo guadagnare punti per i gpm. Sono felice di aver aiutato il mio compagno e felice di aver coronato un sogno che avevo fin da bambino».
Chapeau per Vendrame e un bravo anche al teatino Giulio Ciccone che ha provato l’allungo con Vincenzo Nibali per dimenticare lo sterrato di Montalcino e per ritrovare quelle certezze di qualche giorno fa. La pedalata è sembrata buona ma quando dietro hai una corazzata di nome Ineos al completo e un Bernal che mette nel mirino chiunque provi a guadagnare 100 metri, la missione diventa quasi sempre impossibile. Ciccone è tornato anche ad analizzare la prestazione di Montalcino e ha dato uno sguardo all’immediato futuro. «Non penso che mi si sia spenta la luce negli ultimi 5 km, già dalle prime pedalate avevo capito che non era la mia giornata. La squadra mi ha aiutato nei tratti di sterrato ma non mi sentivo bene. Ora sono più leggero mentalmente ed è un bene, sono più libero di muovermi. Uscire dalla classifica? Non credo, in fondo sono ottavo a poco più di due minuti da Bernal e tra poco arriveranno le montagne che mi piacciono. Lo Zoncolan? È la salita più dura di questo Giro e con il livello che c’è in corsa sarà ancora più difficile, ma io sono pronto». Chi invece non può sorridere è Alessandro De Marchi (Israel Fantini) che ha vestito la maglia rosa per due giorni. Il “Rosso di Buia” è caduto e ha riportato la frattura della clavicola, di sei costole e due vertebre. Valentino Sciotti, manager abruzzese della Vini Fantini, ha rassicurato tutti. «Alessandro ha preso una brutta botta ma lo abbiamo trovato con il morale alto. Lo voglio ringraziare perché ci ha fatto vestire di rosa per due giorni e sono certo che i suoi compagni ci regaleranno altre soddisfazioni fino alla fine del Giro. Sono fiducioso che Dan Martin possa dire la sua nella top ten mentre Cimolai ha messo nel mirino le tappe di oggi a Verona e domenica a Gorizia. E poi è ancora in corsa per la maglia di ciclamino che è sulle spalle di Peter Sagan».
Tra i ritirati anche Gino Mader vincitore a San Giacomo e Marc Soler della Movistar: carta bianca ora per Dario Cataldo per entrare in una fuga e magari bissare quel giorno di Como. E ieri a Bagno di Romagna è sventolato un tricolore forte quando sul traguardo è arrivato Elia Viviani: nessuna vittoria di tappa, nessuna maglia di leader ma la comunicazione ufficiale che sarà il portabandiera azzurro alle prossime Olimpiadi di Tokyo con Jessica Rossi. «Quando me lo hanno detto in gara la fatica è scomparsa, è un onore grande così avere la bandiera tricolore nella cerimonia. Chiedetemi se sono felice».
La risposta è scontata, ci mancherebbe altro. Che il buon Elia possa oggi a Verona tornare anche al successo al Giro? La tappa è per ruote veloci: da Ravenna verso l’Arena non ci sarà neanche un cavalcavia. Sagan, Gaviria, Nizzolo e Viviani partono con i favori del pronostico, impossibile pensare ad un epilogo diverso dallo sprint. Una sorta di calma prima della tempesta che si scatenerà sullo Zoncolan. Chi proverà ad attaccare il trono del re Egan Bernal? Dal sornione Yates al nostro Giulio Ciccone, dal baby Evenepoel che sogna l’impresa ad un Vlasov sempre costate da inizio Giro. E volete dimenticare Damiano Caruso che è sul podio virtuale e sta sognando quello finale di Milano? In fondo il Giro ha già colorato di rosa le nostre emozioni con le sue imprese ma la grandi salite inizieranno solo domani. Ed allora cinture allacciate: oggi i brividi delle velocità folli in volata, domani l’adrenalina della lotta in alta quota.