Virtus in doppio vantaggio, poi il crollo e la disfatta

Aquilanti si fa espellere, ripresa in dieci e l’Avellino rimonta dallo 0-2 al 3-2
AVELLINO. Sembrava tutto fatto per poter festeggiare finalmente il ritorno alla vittoria in trasferta. Invece no.
L’ultima volta che il Lanciano ha sorriso lontano dall’Abruzzo esattamente un anno fa: Ternana-Lanciano 0-1, gol di Mammarella.
Al Partenio, la squadra di Roberto D’Aversa è andata molto vicina all’impresa, l’ha assaporata, poi sono venuti fuori tutti i limiti che attanagliano il Lanciano dall’inizio del campionato. E così ad Avellino va in scena il più classico dei suicidi sportivi, con i biancoverdi di casa che rimontano dallo 0-2 al 3-2, complice anche l’espulsione di Aquilanti pochi istanti prima del raddoppio frentano.
È proprio quello, molto probabilmente, l’episodio che ha deciso la partita. Sul risultato di 0-1, a inizio secondo tempo, il difensore frentano ha rimediato il secondo cartellino giallo ed è stato espulso. Subito dopo è arrivato il raddoppio di Di Francesco. E a quel punto sembrava veramente fatta per i rossoneri. Invece, poi si è spenta la luce. O meglio, l’Avellino ha capito che poteva tentare l’impresa e ci ha provato, con tutte le forze, mettendo alle corde un Lanciano praticamente incapace di reagire, coen l’ultimo quarto d’oro giocato quasi all’intero dell’area frentana.
La Virtus dunque non è più riuscita a rispondere all’Avellino, che ha preso in mano le redini del match, ha dominato in lungo e in largo, ha mantenuto sempre il possesso palla e ha messo in difficoltà una difesa agonizzante, scioltasi sotto i colpi di Arini, Tavano e Castaldo (al rientro dopo 4 mesi di squalifica e subito in gol, per lui lacrime dopo la segnatura).
È stata proprio la maggiore qualità dei biancoverdi in attacco a fare la differenza, contro una retroguardia frentana giovane (con l’ingresso di Di Filippo a far coppia con Rigione) e sovrastata in quasi tutti i duelli aerei. Bisognava comunque fare di più, perché è impossibile perdere una partita quando si è in vantaggio di due gol e perché non si possono commettere ingenuità come quella di Aquilanti, uno dei più esperti della squadra di D’Aversa, in uno scontro diretto pr la salvezza.
Il Lanciano torna a casa leccandosi ancora una volta le ferite e si prepara al derby di sabato col Pescara, con tanti altri problemi da dover affrontare. In primis la sconfitta, ma anche una prestazione che non è stata lineare. I rossoneri hanno tenuto botta nel primo tempo (salvati anche da un super Casadei), mentre si sono abbassati troppo nella ripresa. Per 20’ l’intento del Lanciano è stato quello di attutire i colpi dell’Avellino e ripartire, con gli irpini pericolosi con Trotta due volte e con Gavazzi (colpo di testa respinto a mano aperta dal numero 33 degli abruzzesi). Le ripartenze non sono state, però, sempre ficcanti; anche se la prima è stata davvero micidiale, dopo una grossissima occasione capitata a Insigne al 33’. Sul contropiede del Lanciano che non si concretizza, la difesa dell’Avellino si complica la vita e il pasticcio più grande lo commette Nitriansky: sul tocco morbido di Marilungo per Lanini allarga il braccio e regala un calcio di rigore al Lanciano. Dal dischetto è freddo Piccolo, che spiazza Frattali. L’Avellino prova a cambiare la partita all’intervallo con l’ingresso di Tavano per Insigne. Da un errore di Nica nasce il diagonale vincente di Di Francesco per lo 0-2. Poi per la Virtus si fa tutto più difficile. L’ingresso in campo di Tavano dà fantasia agli irpini, Castaldo e Trotta crescono minuto dopo minuto; ma a riportare l’Avellino in partita è il destro dal limite di Arini. Crecco per Marilungo al quarto d’ora e il 4-4-1 con Lanini unica punta è la decisione di D’Aversa. Ma il Lanciano arretra pericolosamente e incassa il pari con Tavano, che risolve in mischia. Casadei stringe i denti per l’ultima volta (su Trotta al 40’), ma nulla può sull’invenzione di Castaldo per il 3-2.
Luigi Fortino

