Vittorie ed esultanze, Valentino Rossi continua a stupire

ROMA. «Che fatica prendere la laurea: ho dovuto vincere sei mondiali». Così Valentino Rossi scherzava nel 2005, ricevendola honoris causa in Scienze delle Comunicazione dall'Università di Camerino....
ROMA. «Che fatica prendere la laurea: ho dovuto vincere sei mondiali». Così Valentino Rossi scherzava nel 2005, ricevendola honoris causa in Scienze delle Comunicazione dall'Università di Camerino. Nel frattempo il “Dottore” ha conquistato altri tre titoli iridati, conditi sempre da nuove trovate “pubblicitarie” per la felicità di tifosi e fotografi sulle piste e sotto i podi dei circuiti di mezzo mondo. La maglietta dell'Argentina con il nome di Maradona, indossata durante la premiazione per la vittoria a Rio Hondo (gesto per il quale l'ex fuoriclasse lo ha ringraziato su Facebook) è solo il più recente flash in una galleria di colpi che hanno proiettato Valentino ben oltre la dimensione del campione sportivo, trasformandolo in uno dei personaggi più conosciuti al mondo, anche da chi non segue il motociclismo. «Grazie Valentino!!», il tributo del Pibe, che già nel 2008 gli aveva fatto visita a Misano baciando le sue mani capaci di condurre la moto al trionfo. «Valentino sei pazzesco, non finisci mai di stupirci», il messaggio di Renzi che ha chiamato il campione al telefono dopo l'ultima vittoria. Dopo 20 anni di carriera e 110 gare vinte, una carrellata esaustiva delle esultanze-show di Valentino Rossi richiederebbe un volume. Dalla bambola gonfiabile “Shiffer” del 1997, messa a cavalcioni della moto per sbertucciare Max Biaggi, paparazzato con Naomi Campbell, alla maglietta con la scritta «gallina vecchia fa buon brodo» sfoggiata in occasione del nono titolo, in risposta a chi lo vedeva ormai attempato. Ogni successo è la scusa per lasciare un'impronta indelebile nella memoria collettiva, sempre nel segno della goliardia di provincia, nel suo caso marchigiana (ma ad un passo dal confine con l'Emilia Romagna), che da Tavullia esporta in tutto il mondo. Capelli colorati, berretto di Robin Hood, costume da Superman, la fantomatica «polleria Osvaldo» che si offre alla Yamaha come main sponsor. «In cambio vorrebbero delle penne sulla coda della moto – raccontava divertito Vale nel 2007 – ma i giapponesi sono un po’ scettici per l'aerodinamica». E ancora, il settimo titolo celebrato a Sepang (2005) con i fan travestiti da sette nani e l'immancabile Biancaneve. O, nel 2002 al Mugello, la finta pattuglia della stradale che lo multa per eccesso di velocità. Ogni volta “Rossifumi vord ciempion” apre la scatola dei giochi e sorprende. Perché anche a 36 anni resta il ragazzino che era quando iniziò: meticoloso fin nei minimi dettagli e così appassionato del suo lavoro da saperne ridere.

