Vivarini: è la vittoria della città

3 Maggio 2015

Il tecnico si gode la festa: «Ho fatto tanta gavetta. Solo con il lavoro arrivano i risultati»

INVIATO A SAVONA. Chissà come sarà felice il suo amico Maurizio Sarri, l’allenatore dell’Empoli, con il quale Vincenzo Vivarini ha lavorato a Pescara nel 2006. In molti lo dipingono come suo erede. Insegna calcio, Vincenzo Vivarini, ma insegna anche a vincere. Quella dell’allenatore del Teramo è la terza promozione in carriera, dopo il salto in Lega Pro unica, l’anno scorso, e quella del Chieti, in Seconda divisione, nel 2009-2010. Questa in B, però, è davvero la più importante.

«È stato un anno fantastico», attacca il 49enne allenatore di Ari. «Faccio i complimenti alla squadra. Abbiamo fatto una splendida cavalcata e la promozione in B è meritatissima. Emozione unica, ho la pelle d’oca. È la vittoria di una città intera e voglio ringraziare i mille tifosi che sono arrivati qui a Savona a sostenerci. La vittoria è anche loro, ma non voglio dimenticare la società e il presidente Campitelli che ha creduto in me ed io ho messo tanto impegno per realizzare questo sogno». Vivarini parla nella pancia dello stadio Bacigalupo, ma i suoi giocatori irrompono in sala stampa per fare festa. Bucchi, Speranza, Perrotta, Diakite, Petrella, Tonti, Brugaletta saltano addosso all’allenatore che non riesce a riprendere la parola. «Ho avuto la fortuna di allenare un gruppo fantastico. Siamo stati bravi a non mollare nei momenti di difficoltà». La sbornia promozione è appena agli inizi, ma l’ex tecnico di Angolana, Pescara, Chieti e Aprilia mantiene la sua solita calma olimpica. «Ho fatto tanta gavetta e sono davvero contento di aver raggiunto un traguardo simile. Credo nel lavoro e questi sono i risultati. Sapevo di avere una squadra forte, ma l’ammetto, ad agosto, non pensavo alla promozione. Poi, partita dopo partita, invece ho capito che potevamo provarci e ci siamo riusciti. La svolta? Dopo la sconfitta di Pistoia e il pareggio al Bonolis con il Pro Piacenza. Da lì in poi siamo decollati». E poi la dedica: «A mia moglie e alle mie due figlie che mi hanno supportato in questi mesi».

Il presidente Campitelli vuole tenerlo anche per il prossimo anno. «C’è tempo per pensare al futuro, ora godiamoci la festa. Vedrò cosa fare in futuro». Parole d’addio? Forse, calcolando che Vivarini è pedinato da diversi club di B, tra cui il Pescara. Dal braccio alla mente. «La difesa non va e subisce troppe reti su palla inattiva. Vivarini e Di Giuseppe si assumano la responsabilità della rosa allestita», aveva tuonato il patron Campitelli nel periodo nero del Teramo, a metà settembre, dopo due ko consecutivi. Marcello Di Giuseppe ha mantenuto la calma, non è mai esploso e alla fine ha vinto la scommessa personale di portare il Diavolo in B. Lapadula, Donnarumma, Di Matteo, Perrotta, Amadio e Tonti sono state “le pedine” vincenti del ds biancorosso, manager molto apprezzato dagli addetti ai lavori. «È una promozione super meritata», dice. «Dopo il ko di Prato ci siamo rimessi in carreggiata e centrato l’obiettivo. Una vittoria che dedico alla mia famiglia, al mio bimbo e alla tifoseria. Questa è una vittoria importantissima per Teramo, sono stato davvero fortunato a lavorare in una società come questa. Alla promozione ci ho sempre creduto e il risultato è sotto gli occhi di tutti». Anche lui è stato blindato da Campitelli. «Ho il contratto anche per il prossimo anno, ma non è il momento di parlare del futuro». Da diverso tempo Di Giuseppe è nel mirino del Pescara, che vorrebbe portarlo in biancazzurro per allargare l’area sportiva con il dg Repetto e il ds Pavone. Lui glissa, ma le sue parole sono difficili da tradurre. «Vorrei rimanere, ma oggi si è chiuso un ciclo. Da domani bisogna ripartire e riprogrammare. A Teramo sto benissimo e vorrei restare qui, ma ora fatemi godere la promozione».

Un teramano che segna uno dei due gol promozione. È la favola di Alessandro Di Paolantonio, 22 anni, cresciuto nel quartiere Gammarana.

«Sono teramano doc e ho sempre tifato questa squadra fin da bambino, da quando andavo a vedere la squadra al vecchio Comunale. Fare gol oggi (ieri, ndr) davanti alla mia gente è stato qualcosa di straordinario. C’era anche mia madre in tribuna che è scoppiata a piangere a fine partita. Tra una settimana compie gli anni e voglio dedicarle questa vittoria». Ha una passione smisurata per i tatuaggi, ne ha più di dieci su tutto il corpo, ora bisogna farne un altro. «Mi farò tatuare la data della promozione. Una cosa che porterò per sempre con me».

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