Vukusic, da meteora biancazzurra a bomber

Pagato 3,7 milioni dal Delfino nel 2013 non lasciò il segno, ora è capocannoniere nel campionato sloveno
PESCARA. La rinascita di Ante Vukusic. Dopo anni di oblìo l’ex attaccante del Pescara ha ritrovato se stesso e i gol nell’Olimpia Lubiana laureandosi capocannoniere della serie A slovena. In 35 partite il 29enne croato ha realizzato ben 26 reti (più una ai preliminari di Europa League) e la squadra ha chiuso il torneo al secondo posto, insieme al Maribor, a soli due punti dai neo campioni del Celje. Lo scorso dicembre, al termine del girone di andata, Vukusic aveva manifestato la volontà di tornare a giocare in Italia per dimostrare il suo valore. Non ha ancora digerito le critiche subite per la deludente esperienza in maglia biancazzurra. Cresciuto nell’Hajduk Spalato, arrivò in Abruzzo nel 2012 dopo la promozione in A del Pescara di Zdenek Zeman. Doveva essere l’erede di Ciro Immobile, invece non riuscì ad ambientarsi e a fine stagione segnò un solo gol contro il Genoa in 19 partite. Per acquistarlo il Delfino versò all’Hajduk 3,7 milioni di euro, una cifra record nella storia del club, poi superata nel 2016 con il riscatto di Valerio Verre dall’Udinese per 4 milioni. Nel 2013 Vukusic fu ceduto in prestito al Losanna e poi al Beveren. A febbraio 2016 si svincolò dal Pescara passando ai tedeschi del Greuther Furth e due anni più tardi firmò per i polacchi dell’Olimpia Grudziadz. Infine, l’approdo nella B slovena al Krsko, dove Ante diede i primi segnali di risveglio (4 gol).
Ora, superate le forti delusioni e un problema serio a un polmone, il ritorno al passato a suon di reti, come quando, poco più che ventenne, da capitano dell’Hajduk segnò 36 gol in 84 gare nella A croata e debuttò in Nazionale nel 2012 contro la Svizzera (entrò nella ripresa al posto dell’ex juventino Mario Mandzukic). In quel periodo si mise in luce realizzando una rete all’Inter al Meazza nei preliminari di Europa League e il Pescara decise di ingaggiarlo pagandolo a peso d’oro. Ante non riuscì a lasciare il segno, ma finalmente ora è rinato. (g.t.)

