Zauri: «A Pescara critiche eccessive per i miei errori»

17 Aprile 2020

L’allenatore marsicano rivive l’esperienza alla guida dei biancazzzurri chiusa con le dimissioni del gennaio scorso

PESCARA . A quasi tre mesi dall’addio, Luciano Zauri torna a parlare della sua esperienza sulla panchina del Pescara. Un’avventura nata l’estate scorsa con entusiasmo e proseguita tra alti e bassi fino alle dimissioni del 20 gennaio, lasciando la squadra al 13° posto a quota 26 punti. Il tempo trascorso è stato utile per riordinare le idee, rafforzare le convinzioni e voltare pagina, seppur con un pizzico di amarezza.
Zauri, come trascorre le giornate in quarantena?
«Chiuso in casa a Pescara con la famiglia. Spesa a domicilio, io e mia moglie siamo usciti poche volte. Al mattino i figli sono impegnati con le lezioni online, poi compiti, tanti giochi e la sera programmi e serie tv. Faccio il papà a tempo pieno, anche se mi aggiorno guardando filmati e partite».
Giusto concludere i campionati?
«La vedo dura, troppi morti, si dovrebbe chiudere tutto e programmare la prossima stagione. Mi sembra difficile garantire la ripresa in sicurezza. Certo, non sarà semplice stabilire i verdetti, ci sarà sempre qualcuno scontento, bisognerà individuare le soluzioni meno dannose. Ad esempio, parlando della B, credo che nessuno potrà negare la promozione al Benevento».
Che cosa le resta dell’esperienza alla guida del Pescara?
«Ho avuto una grande opportunità e ringrazierò sempre il presidente Sebastiani e la società. Non ho rimpianti, conservo nel cuore belle emozioni e un po’ di dispiacere per non aver portato a termine il compito».
Si è mai pentito di aver dato le dimissioni?
«No, è stata la scelta giusta. Premetto di aver commesso degli errori, assumendomi sempre la responsabilità, ma credo di aver subìto critiche eccessive. A un certo punto ero diventato l’unico colpevole di una gara andata male o di una fase negativa. La situazione era diventata insostenibile e, nel momento in cui non ho più sentito la vicinanza della squadra, ne sono uscito con la mia faccia, quella che ho sempre avuto: da giocatore, da uomo e da tecnico».
Nella sua gestione una media punti di 1,3 a partita. Un rendimento in linea con le sue aspettative, visto che ha sempre parlato di salvezza.
«Beh, i numeri dicono che in fin dei conti non abbiamo fatto poi così male. Purtroppo le sconfitte spesso hanno fatto rumore, al contrario delle vittorie che raramente sono state esaltate. Un debuttante soffre sempre all’inizio, figuriamoci quando allena la squadra della propria città. Sono abruzzese, Pescara è la mia casa e avrei fatto di tutto per rendere felici i tifosi. Sulla carta la rosa era più debole rispetto agli anni passati, ma andando per step avrebbe potuto raggiungere traguardi importanti. Non serviva fare proclami, bisognava solo lavorare per crescere. Inoltre, gli infortuni ci hanno penalizzato e lo stesso è accaduto a Legrottaglie. Ultimamente la squadra ha avuto qualche difficoltà, però, se si dovesse tornare in campo, avrebbe le qualità per risalire».
Bruno, Del Grosso, Memushaj, qualche screzio con i senatori c’è stato. A proposito, quest’ultimo ci è rimasto male per l’esclusione dopo lo sfogo di Livorno.
«Nella vita si può sbagliare, ma poi bisogna ammettere l’errore. Se si fosse scusato avrebbe giocato nel match successivo con il Chievo, invece non l’ha fatto ed è stato punito con la mancata convocazione. Dovevo tutelare il gruppo, per me i giocatori sono tutti uguali».
I ricordi più belli?
«Ne ho tanti, dalle prime amichevoli ai successi contro il Pordenone, il Cosenza e, soprattutto, il Benevento di Inzaghi, un amico fraterno che ho sentito qualche giorno fa. Mi ha detto: ‘Sei stato l’unico a battermi’. Gli ho risposto: ‘Spero di mantenere questo piccolo primato’».
Giovanni Tontodonati
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