Zauri si dimette: sabato Legrottaglie in panchina

21 Gennaio 2020

Il tecnico anticipa la decisione del club e va via. Si valutano tre soluzioni

PESCARA. Fine della corsa. L’avventura di Luciano Zauri sulla panchina del Pescara termina dopo appena sette mesi. Una giornata amara per l’allenatore marsicano che proprio ieri ha compiuto 42 anni. E nel giorno del suo compleanno ha rassegnato le dimissioni. In realtà Zauri ha semplicemente anticipato la mossa dei dirigenti che avevano comunque intenzione di esonerarlo. «L’amarezza nel rinunciare al mio ruolo di allenatore non è negoziabile rispetto alla difesa di valori che ritengo fondamentali uno dei quali è il rispetto della maglia biancazzurra», queste le sue parole riportate sul sito del club, «ringrazio la società per l’opportunità che mi ha concesso e tutti coloro che hanno lavorato con me in questi anni, atleti e membri dello staff, perché tutti mi hanno lasciato delle cose importanti». Qualche minuto prima delle 12, Zauri si era recato negli uffici del presidente Daniele Sebastiani per ratificare la decisione. Sabato aveva pronunciato la massima che a Coverciano insegnano agli allenatori: “Mai dimettersi”. In verità era una battuta, dal momento che l’ormai ex allenatore del Delfino ha sempre detto di essere pronto a farsi da parte qualora non avesse più sentito la fiducia della squadra e della società. Evidentemente non c’erano vie d'uscita. Il suo cammino non è stato esaltante, ma neppure fallimentare. L’assenza prolungata di alcuni giocatori chiave (Vincenzo Fiorillo, Luca Palmiero e Marco Tumminello su tutti) ha condizionato il rendimento, ma è pur vero che ci sono stati troppi alti e bassi. Comunque sia, la vera causa della separazione riguarda lo scollamento tra il tecnico e i calciatori. Troppo presto sono emersi problemi di gestione di una rosa extra large e i malumori sono presto affiorati. In estate si diceva che Zauri doveva essere protetto e che la squadra avrebbe dovuto assecondarlo, invece il feeling (soprattutto con i senatori) non è mai sbocciato. Così, il presidente Sebastiani non ha più potuto difendere il tecnico che aveva promosso in prima squadra. «Mi aveva accennato la volontà di dimettersi alla fine della gara con la Salernitana», rivela il presidente. «Noi non avevamo pensato a un ribaltone, però le sue parole ci hanno spiazzato. Ci ha detto: “Se il problema sono io, mi faccio da parte”. Alle poltrone sono tutti attaccati, invece Luciano ha confermato di essere un signore. Le responsabilità sono di tutti, ora i calciatori devono dare il massimo, così come la società. Noi, ad esempio, abbiamo la colpa di avergli messo a disposizione una rosa troppo numerosa. Mi auguro che il prossimo tecnico possa lavorare con un numero inferiore di giocatori, così ci saranno meno musi lunghi». Di certo ci sono stati problemi di spogliatoio. «Credo di sì, Zauri ha deciso in base alle sensazioni che ha avuto negli ultimi giorni. Chi lo sostituirà? Un allenatore che punti sul gioco, andremo avanti su questa linea». Ieri, prima di parlare con Zauri, la dirigenza ha incontrato il tecnico della Primavera Nicola Legrottaglie. All’ex difensore di Juve e Milan è stata chiesta la disponibilità di guidare almeno i biancazzurri almeno per un po’. E ieri il 43enne pugliese ha diretto l’allenamento. Sebastiani non esclude la presenza di Legrottaglie in panchina sabato a Udine contro il Pordenone. «Una soluzione del genere non ci spaventa, deciderò insieme a Bocchetti e a Repetto. Di certo non è escluso che almeno per questa settimana andremo avanti con Legrottaglie». In corsa ci sono anche Bepi Pillon e Gigi Di Biagio. «Pillon amato dai tifosi? Tutti gli allenatori che fanno bene lasciano un bel ricordo. Di Biagio? Ripeto, vogliamo ragionare e non prendere decisioni affrettate». Nel pomeriggio Sebastiani, Bocchetti e Repetto hanno parlato alla squadra al Vestina. Ora tocca ai calciatori reagire.
Giovanni Tontodonati
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