Zecchini: si sta verificando un miracolo sportivo

16 Aprile 2015

L’ultimo allenatore del Diavolo che sfiorò la B: «La stagione 2002-2003 resta il mio grande rammarico»

TERAMO. Era dalla stagione 2002-2003 che il Teramo non vedeva così da vicino la serie B. I biancorossi, guidati all'epoca da Luciano Zecchini, si arresero nella semifinale dei play off contro il Martina e diedero addio al sogno di sbarcare tra i cadetti. A distanza di 12 anni il sogno sta per trasformarsi in realtà. Zecchini ricorda al Centro ciò che accadde in quel periodo facendo un parallelo con il Teramo attuale.

Mister Zecchini, è finalmente arrivato il momento buono per vedere la sua ex squadra in B?

«Credo proprio di sì. I segnali ci sono tutti e sarebbe un traguardo meritatissimo. E' un'annata straordinaria. Sto seguendo con attenzione le vicende del Teramo e sono contento per la città».

Se l'aspettava un simile exploit da parte del Teramo?

«Sinceramente no. La società guidata dal presidente Campitelli, al quale faccio i miei più sinceri complimenti, sta facendo un vero e proprio miracolo sportivo. E' impressionante quello che è stato costruito dal 2008 ad oggi. Arrivare in tempi così rapidi a parlare di serie B, dopo essere ripartiti addirittura dalla Promozione, fa parte delle meraviglie del calcio. Sono stupito dalla continuità dei successi ottenuti in sette anni».

Se ripensa al campionato 2002-2003 che cosa prova?

«Un grande rammarico. Perdere in quel modo ai play off, sul campo del Martina, bruciò parecchio. Fu un verdetto ingiusto. Quella stagione, però, è rimasta comunque nella storia e ne vado fiero. Giocavamo benissimo e facevamo divertire la gente».

Quella promozione mancata è il più grande rammarico della sua carriera da tecnico?

«Sì, perché poi nulla è stato più uguale al 2002-2003. Non centrare la B non ha giovato nè a me, nè al Teramo».

L'anno prima, invece, c'era stata la cavalcata verso la C1. Fu una promozione programmata?

«No. Partimmo a fari spenti, con molti giovani in rosa. L'arrivo di Mattia Biso, a centrocampo, durante il mercato di gennaio, ci fece fare il salto di qualità. Ne scaturì un campionato straordinario e per certi versi il cammino della squadra di Vivarini mi ricorda quello del mio Teramo del 2001-2002».

Che ricordo ha di Motta e Pepe?

«E' stata una grande fortuna allenarli. Hanno formato una coppia fantastica, dalle potenzialità simili all'attuale tandem Lapadula-Donnarumma. Quando in attacco si hanno due giocatori così, si fa la differenza».

Che rapporto aveva con il compianto presidente Romano Malavolta jr?

«Mi ha dato molto, ma negli ultimi due anni della mia gestione, caratterizzati anche dal momentaneo esonero del 2004, il rapporto fu un po' turbolento. Speravo finisse meglio tra di noi. Lui, però, al di là di come poi è andata, ha fatto tanto per i colori biancorossi».

C'è un giocatore o dirigente al quale è rimasto più legato?

«Di giocatori ce ne sarebbero tanti. Ho sempre avuto con tutti un modo di fare schietto e leale. Tra i dirigenti, direi il ds Enrico Graziani. I due anni di lavoro con lui sono stati memorabili e ricchi di reciproche soddisfazioni. E poi ho un ottimo ricordo di Guglielmo Acri».

Con i tifosi del Teramo che feeling aveva?

«Ottimo. Sono stati quattro anni bellissimi. Ho vissuto la quotidianità della città ed era piacevole farlo. Avere vinto al primo tentativo, conquistando la promozione in C1 nel 2002, mi ha facilitato le cose. Spero che festeggino la B il prima possibile».

Il calcio di oggi le piace?

«Sì, ma lo seguo con distacco. Più che guardarlo in televisione mi piacerebbe ancora viverlo sul campo mettendo a disposizione la mia esperienza».(g.l.)

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