«Zeman? E’ il padre Pio del calcio italiano»

«Spero soltanto che non sia troppo tardi per la salvezza del Pescara»
PESCARA. Aveva pensato di non andare più allo stadio fino al termine del campionato, ma il ritorno di Zdenek Zeman gli ha fatto cambiare idea. Come tanti tifosi pescaresi, l'ex presidente biancazzurro Giuseppe De Cecco ha ritrovato il sorriso grazie all'arrivo del boemo sulla panchina del Delfino.
De Cecco, ha visto che cosa ha combinato Zeman?
«Lui fa i miracoli, Zeman è il Padre Pio del calcio. Venivamo da una serie di delusioni che sembravano interminabili, invece il nuovo allenatore ha toccato le corde giuste facendo resuscitare i calciatori. È bastata una scintilla per riaccendere un pizzico di entusiasmo. Certo, non bisogna esaltarsi perché la salvezza è lontana, però è stato dato un senso a questo finale di stagione».
Si aspettava un debutto così fragoroso?
«No, sapevo che Zeman avrebbe potuto dare nuovi stimoli alla squadra, però il 5-0 rifilato al Genoa ha sorpreso tutti».
Lei pensa che il Delfino possa restare in A?
«Lo spero, ma mi è difficile crederci. Il distacco dall'Empoli (10 punti, ndc) è ancora troppo ampio, però nel calcio bisogna lottare fino a quando la matematica non ti condanna. Di sicuro, se Zeman dovesse condurre questa squadra alla salvezza saremmo di fronte all'impresa più grande della storia del calcio mondiale».
Riportare il boemo in riva all'Adriatico. Bella mossa, vero?
«La società non avrebbe potuto fare una scelta migliore. Serviva un tecnico carismatico che potesse risvegliare un po' l'entusiasmo. E Zeman da questo punto di vista rappresenta una garanzia. Non mi aspettavo che potesse accettare subito. Anzi, se fossi stato il presidente gli avrei consigliato di venire direttamente a giugno. C'era il rischio di chiudere l'anno senza vincere una gara e non sarebbe stato facile ripartire con il fardello di una retrocessione umiliante. Mi sono sbagliato. Aggiungo che Sebastiani potrebbe essere travolto dalle critiche».
Per quale motivo?
«Immaginate se il Pescara non dovesse salvarsi per due o tre punti. Tutti darebbero la colpa a lui per non essere intervenuto con qualche settimana di anticipo».
Oddo andava esonerato prima?
«Il rapporto doveva essere interrotto, ma più per scelta del nostro ex allenatore. Insomma, mi sarei aspettato che Oddo dicesse a Sebastiani: "Presidente, forse è meglio farsi da parte". La squadra era allo sbando e non recepiva più le sue direttive. Tuttavia, vorrei precisare che continuo a considerare molto positivo il lavoro di Oddo. È un tecnico capace che ci ha portato in serie A facendoci vedere un calcio spettacolare. Sarebbe da ipocriti attribuirgli tutte le colpe del naufragio di quest'anno».
Come si spiega un crollo così netto?
«In primis dalla mancanza di un centravanti. Se il Pescara avesse avuto Pazzini oggi avrebbe almeno sei punti in più. Come puoi pensare di salvarti se la squadra è inferiore rispetto all'anno scorso? Lapadula, Mandragora e Torreira non sono stati rimpiazzati a dovere. Vero è che la buonasorte ha voltato le spalle ai biancazzurri. Quando torno a casa dallo stadio rivedo spesso le partite in televisione. Ebbene, fino a qualche settimana fa nessuna squadra aveva messo realmente sotto il Pescara. In particolare, nelle prime partite di campionato, se Oddo avesse avuto un attaccante discreto forse il campionato avrebbe preso una piega diversa».
Ha già incontrato Zeman?
«No, ma lo vedrò presto a cena, oppure a Miglianico per una partita a golf».
Il boemo ha detto che Empoli, Crotone e Palermo non sono superiori al Pescara.
«L'ho sempre pensato, anche se l'Empoli ha maggiore esperienza. Spero solo che non sia troppo tardi».
Giovanni Tontodonati
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