Zeman e la sostenibile pesantezza dell’essere vincenti

2 Settembre 2017

La cura Zeman inizia bene e se il buongiorno (o buon campionato) si vede dal mattino… Si sperava nella vittoria, nell’uomo forte, nel superuomo che risollevasse Pescara tutta dalle macerie della...

La cura Zeman inizia bene e se il buongiorno (o buon campionato) si vede dal mattino… Si sperava nella vittoria, nell’uomo forte, nel superuomo che risollevasse Pescara tutta dalle macerie della scorsa serie A, riparando le ferite inferte all’orgoglio e all’onore dell’intero popolo biancazzurro.
Zeman quindi come una sorta di antidepressivo per tutto l’ambiente e l’economia della società? Pare proprio di sì, guardando già al numero degli abbonati e degli spettatori presenti alla prima, con il “paziente” Pescara che ringrazia dando immediati e forti segnali di ripresa: cinque gol fatti e uno solo gol subito, alla faccia della crisi societaria (il conflitto interminabile tra Danilo Iannascoli e Daniele Sebastiani), della prolungata contestazione di una parte della tifoseria e delle statistiche contro. Infatti, il Foggia ha perso pur avendo avuto maggior possesso palla (53% a 47%), pur tirando più in porta (11 a 9) e fuori (11 a 4), nonché battendo più calci d’angolo (7 a 4).
“Una rondine tuttavia non fa primavera”, ma Resilienza sì. In altre parole, soffrire e vincere insieme aiuta a costruire lo spirito di squadra (il “Noi, l’uno per tutti e tutti per uno”) e l’autoefficacia resiliente, ossia la capacità o la sicurezza di farcela nonostante gli ostacoli e le avversità sul campo.
E così da “che brutto era l’ultimo Pescara in A”, si torna a pensare “che bello è andare allo stadio a vedere il Pescara”.
Zeman con il suo “mito” sembra assumere sempre più le sembianze di uno “sciamano”, capace di scacciare intorno a sé, con il suo fascino, con il suo carisma gli spiriti negativi che aleggiano nell’ambiente, riportando speranza, entusiasmo, fino a far sognare il ritorno in serie A. Del resto non c’è due senza tre.
Funzionano, inoltre, i “tagli e cuci” del boemo in campo, ma soprattutto funziona il miracoloso talismano da lui scelto: Mirko Pigliacelli.. pigliatutto! Bravura o fortuna? Entrambi, ma più la prima per chi ha visto l’esordio, nonostante le incertezze e il “disordine organizzato” in campo del Pescara.
Tuttavia, l’esperto sciamano Zeman, ben attento alla psicologia della squadra e dell’ambiente (con Daniele Sebastiani che gli fa eco), mette bene in guardia tutti con le sue dichiarazioni, tenendo a freno le aspettative crescenti e mantenendo allo stesso tempo la squadra (e l’ambiente) sulla corda: “Invidio al Foggia la loro organizzazione, loro sono più squadra, noi abbiamo molti giovani nuovi di talento ma bisogna vedere come lavorano e rispondono”.
E’ cruciale in questa fase di costruzione (del gruppo e della sua sicurezza) la comunicazione e l’azione protettiva dell’allenatore nei confronti della squadra, abbassando e controllando proprio le aspettative su di essa, così da mettere al riparo tutti da possibili delusioni che non debbono minacciare la crescita avviata. Nelson Mandela insegna a riguardo lo spirito giusto: “Alcune volte vinco, altre volte imparo”.
“Lavori in corso” possiamo dire, con organizzazione tattica, spirito di squadra e fiducia nei propri mezzi che devono attendere.
Nel frattempo in questa fase di costruzione si fa quel che si può, facendo di necessità virtù, affidandosi ai talenti individuali e alla fame (o motivazione) dei singoli di affermarsi (come Pettinari, Proietti o Mancuso che lottano e spingono in avanti).
E’ utile in questa fase ricordarsi, per non farsi male, che la prima volta è un caso, la seconda una coincidenza e la terza forse una realtà. D’altronde anche la sofferente attesa fa parte del gioco!
*docente a contratto di psicologia del lavoro
literio.pietro@hotmail.it