Zidane-Simeone, il futuro in pochi centimetri

Il francese grazie alla Champions resta alla guida del Real. L’argentino potrebbe lasciare l’Atletico
MILANO. Destini che si intersecano, centimetri che cambiano la storia con pali e traverse. La carriera di Zidane sorge direttamente allo Zenith, polo proprio solo dei prescelti; quella di Simeone, in un brutale scherzo della sorte, subisce un colpo secco che lo spedisce al Nadir ma non lo abbatte. «Tra me e Zizou c'è una grande storia d'amore, una storia felice. Sta qui da 15 anni, abbiamo un contratto per i prossimi due: non vedo problemi per il futuro». Le parole con cui il presidente, Florentino Perez, ha confermato Zidane sulla panchina del Real Madrid chiudono contestualmente le porte ad eventuali terremoti paventati in caso di sconfitta. Il tecnico ha sbagliato ad esaurire i cambi in maniera troppo frettolosa, non ha dato un gioco offensivo alla squadra, ma resta uomo di fiducia della società, avendo legato in maniera indissolubile il suo nome a quello dei Blancos: in campo per la Nona, assistente di Ancelotti per la Decima, allenatore della Provvidenza per l'Undecima. «Sì, questo è il club della mia vita», un'onesta ammissione quella di Zidane tra un sorriso e un respiro profondo al termine di una serata ad altissima tensione. Cinque mesi fa era ancora alla Castilla, oggi si trova sul tetto d'Europa. La gioia esausta di Zidane stride con l'amarezza di Simeone. Per ogni vincitore, d'altronde, ci deve essere un vinto. «Non era il nostro giorno», il fatalismo del Cholo. La sua seconda occasione ha rinnovato un finale crudele per l'Atletico di fronte ai rivali storici del Real Madrid ma Simeone, da hombre vertical quale è sempre stato, ha prontamente ordinato ai suoi di rialzarsi: «Non piangete ragazzi, siete stati bravissimi». Un divieto che tra mille dubbi dovrebbe valere soprattutto per se stesso visto il desiderio di «fare un bilancio dopo due finali perse» e la volontà di «leccarsi le ferite». Simeone non ha cercato scuse né alibi: non ha parlato del fuorigioco in occasione del gol di Ramos, non ha rimarcato il rigore sbagliato da Griezmann, non ha parlato di budget o bilanci, né di ingiustizia cosmica seppure la sua squadra abbia dimostrato che risorse economiche illimitate non possono comprare carattere e orgoglio, la “garra”. Il Cholismo non è affatto morto ma è arrivato il momento delle analisi: «Devo riflettere, voglio valutare la situazione a freddo». Non è escluso quindi che Simeone, presto o tardi, decida di lasciare l'Atletico e ripartire in un'altra piazza, con rinnovati stimoli.

