È morto Di Stefano, la leggenda del calcio

Aveva 88 anni, con il Real Madrid ha fatto la storia. Omaggio di Pelè e Maradona, oggi camera ardente al Bernabeu
Tutti, da Pelè a Maradona, da Platini a Zidane e ai più grandi allenatori di ieri e di oggi, tutti si sono inchinati davanti alla «Saeta Rubia» (Saetta Bionda): la leggenda che ha trasformato il Real Madrid in una leggenda, ieri ha smesso di correre.
Alfredo Di Stefano è morto due giorni dopo essere stato colto da un infarto. Al di là dei numeri, la Storia lo ricorderà come una leggenda e comunque tra i più grandi di sempre. Molti di quelli che lo hanno visto giocare, infatti, sono pronti a giurare che la sua grandezza fosse addirittura superiore a quella di Pelè e Maradona.
La classifica rimane arbitraria e comunque impossibile da stilare, certo è che la “Saeta Rubia” è stato il primo giocatore universale. Di Stefano, scomparso all'età di 88 anni, era nato a Buenos Aires: ma fu in Spagna, nel Real Madrid, che ha scritto pagine indelebili del calcio mondiale. Per uno scherzo del fato, Di Stefano era destinato a vestire la maglia del Barcellona, ma fu dirottato nella capitale spagnola da un intervento diretto del Caudillo Franco.
Fu soprannominato la «Saetta Bionda» perché spaziando in ogni parte del campo era capace di salvare la sua porta dal gol per infilare poi subito la palla nella porta avversaria, raggiunta con una delle sue discese travolgenti, che gli portarono appunto il soprannome di «Saeta Rubia». In più, aveva una caratteristica unica per quei tempi: un attaccante di pura classe che aiutava la difesa, impostava l'azione e andava in gol. Il tutto ad una velocità sconosciuta per quei tempi, quando il calcio si muoveva ancora al rallentatore. Insomma, un leader per classe, carisma e per quell'innato senso di superiorità, proprio di un altro argentino che trent'anni dopo gli avrebbe rubato la scena. Dopo un inizio di carriera nell'argentino River Plate e nei Millionarios di Bogotà, contribuì poi in maniera determinante ai successi del Real Madrid dal 1953 al 1964. Eletto Pallone d'Oro due volte (1957 e 1959), Di Stefano aveva realizzato 49 gol in 58 partite di Coppa Campioni (l'attuale Champions League) che aveva vinto cinque volte consecutive con il Real (1956-60), mentre era stato otto volte campione di Spagna. Nel 1989, una giuria formata dai lettori di France Football lo pose al vertice della speciale classifica “Super Pallone d'Oro”, davanti ai nomi pur prestigiosi di giocatori come Cruijff, Platini e Beckenbauer. La sua carriera di allenatore non fu altrettanto fulgida come quella di giocatore. Anzi, fu costellata da molti esoneri, prima fra tutti da quello del Real Madrid, di cui prese la guida nel 1982, succedendo al dimissionario Vujadin Boskov ma che fu costretto a lasciare dopo meno di due anni. Poca fortuna anche con il Boca Juniors nel 1985 ed altro esonero dalla panchina del Valencia preso nel 1987 e costretto a lasciare l'anno dopo. Nè ebbe molta fortuna il successivo ritorno alla guida del Real nel novembre del 1990 durato appena pochi mesi. Decisiva per il secondo esonero fu l'eliminazione dalla Coppa dei Campioni, nel marzo dell'anno successivo, sconfitto in casa 3-1 dallo Spartak Mosca. Dopo questo esonero, la vecchia gloria madridista tornò a fare il consigliere del presidente, fino a essere nominato successivamente presidente onorario del club.
La camera ardente sarà allestita a partire dalle 10.30 di oggi sul palco d’onore del Santiago Bernabeu «per suo espresso desiderio», ha annunciato il presidente madrileno, Florentino Perez.

