È morto Gresini, motociclismo in lutto

Campione del mondo della 125 negli anni Ottanta, poi ha fondato un team
BOLOGNA. Il 'leggendario italiano’, come l'hanno omaggiato i vertici della motogp, non ce l'ha fatta: l'ex campione di motociclismo Fausto Gresini (nella foto) dopo quasi due mesi di lotta contro il covid all'ospedale Maggiore di Bologna, vissuti in un'altalena di speranze e improvvisi aggravamenti, si è arreso, sconfitto all'ultimo da un'emorragia cerebrale. «Il nostro campione ci ha lasciati per sempre», le parole del figlio Lorenzo sui social, «era nato per vincere, lascia un grande vuoto». Che la situazione clinica si fosse complicata era emerso negli ultimi giorni, quando l'ospedale bolognese aveva parlato di condizioni di nuovo molto critiche. E i familiari ora hanno chiesto il massimo riserbo. Gresini, due volte campione del mondo da pilota a metà degli anni Ottanta, con la 125, aveva compiuto 60 anni lo scorso 23 gennaio: dopo essersi ritirato dalle corse ha avuto una carriera da manager, fondando il team che porta il suo nome e di cui era team principal: ha trionfato in Moto3, 250, Moto2 e MotoE ed era ora presente in MotoGp con l'Aprilia. Correva per lui, con la Honda, Marco Simoncelli, quando morì nel 2011 a Sepang. Nato a Imola, città di motori, Gresini esordì nel motomondiale partecipando al Gp delle Nazioni del 1982, che non concluse a causa di un ritiro. Ha sempre gareggiato solo nella 125, vincendo il suo primo titolo mondiale nel 1985. L'anno seguente si aggiudicò quattro Gp (in Spagna, Europa, Svezia e Germania), ma fu superato, un suo grande rimpianto insieme a quello di non aver mai corso in 250, di sole 12 lunghezze da Luca Cadalora, che si laureò campione del mondo. La rivincita nel 1987, quando si aggiudicò 10 delle 11 gare in calendario. Divorziò alla fine del 1988 dalla Garelli e passò all'Aprilia, poi alla Honda. con cui chiuse la carriera nel 1995.

