È subito Neymar-show ma il Brasile vince con l’aiuto dell’arbitro

13 Giugno 2014

Croazia penalizzata dalle decisioni del giapponese Nishimura: il rigore del 2-1 per un presunto fallo su Fred è inventato

INVIATO A SAN PAOLO. Furto a San Paolo. Solo con un rigore inventato dal miglior arbitro asiatico, il giapponese Yuichi Nishimura (immaginatevi il secondo...) il Brasile fa saltare il piano della Croazia, la pazza idea di Niko Kovac, giocatore ruvido e poco fantasioso in Bundesliga, ma ct dotato di una buona dose di coraggio, visto che ha imbrigliato la Seleçao per più di un’ora piazzando due pilastri di centrocampo dai piedi buoni come Modric e Rakitic per innescare la velocità del tridente alle spalle dell’unica punta.

Una scelta obbligata per ovviare all’assenza di Mandzukic (squalificato), non recitare il ruolo di vittima sacrificale e soprattutto in linea con il carattere da sempre messo sulla scacchiera biancorossa: soffrire in difesa e ripartire in velocità. Il calcio dei croati è sempre stato questo, anche nei momenti di grande fulgore, quando davanti c’erano Davor Suker e Alen Boksic. Anche senza “draghi” di questo genere, ieri ci hanno provato fin dai primi minuti con un 4-2-3-1 spregiudicato, confezionando un piccolo capolavoro. Dopo un minuto tocca a Kovacic spaventare Julio Cesar: l’interista controlla e dal limite fa partire un destro che finisce a un metro dal palo alla destra del portiere, più o meno dove al 5’ si spegne il colpo di testa di Olic, pescato dalla sinistra da un preciso cross di Perisic. Che rumba balcanica. Altro che samba. E all’11’ la Croazia va già in gol: Olic è una spina nel fianco dei verdeoro, spinge come una furia sulla sinistra e centra, come aveva fatto anche poco prima: stavolta però Marcelo è un’autentica sciagura, chiude in diagonale insaccando nella propria porta, gelando l’Arena Corinthians. Scricchiola dopo pochi giri di lancette la nazionale di Felipao. Non parla il ct di casa. Si limita a guardare i suoi campioni cercando di infondere sicurezza alla squadra. Il Brasile impiega otto minuti a rispondere, con Paulinho, ma Pletikosa è pronto a respingere. Dopo un paio di minuti il portiere croato si ripete su una conclusione ancora più pericolosa, di Oscar, capace di cercare il "giro" con il sinistro su un invito di Neymar. Sono due dei tre fantasisti alle spalle del centrattacco Fred: l’ultimo, Hulk, proprio non si vede.

La Croazia cerca di rimettere la testa fuori dalla propria metà campo. Ma Neymar pareggia con una prodezza. Manca un minuto alla mezz’ora: il giocatore del Barça pretende il pallone sulla trequarti, avanza e pesca il jolly, baciando il palo con un sinistro rasoterra. Uno a uno.

Neymar gioca in posizione centrale, Oscar a destra. Hulk? Ancora a sinistra e come la temperatura di Mosca quando era oltre cortina: non pervenuto.

Fred almeno si guadagna qualche fallo giostrando spalle alla porta, ma è chiaro che nella ripresa il Brasile deve cambiare marcia se vuole prendersi i tre punti, i primi del girone A. La Croazia però è abile nel togliere la corrente elettrica al match: Modric e Rakitic da questo punto di vista sono una sicurezza, tanto che il tiki-taka a tratti pare sia un ballo croato. Palleggiano a metà campo i due playmaker biancorossi e poi cercano l’instancabile Olic in verticale. Proprio Olic all’inizio della ripresa reclama (invano) un rigore. Kovacic è invece già in riserva e dopo un quarto d’ora Kovac spedisce in campo Brorozic. Scolari risponde con Hernanes per Paulinho. Poi esce (finalmente) anche Hulk per Bernard e si arriva così sul rettilineo finale.

A quel punto mancano venti minuti e mentre ti aspetti un’impennata del Brasile ecco la “sgommata” dell’arbitro Nishimura: Fred controlla un pallone in area spalle alla porta, cade fulminato da chissà cosa e si guadagna il rigore decisivo realizzato da Neymar. Poi c’è tempo solo per vedere i croati schiumare rabbia, Corluka sfiorare il pareggio di testa e Oscar segnare il 3-1. Benvenuti al Mondiale brasiliano, signore e signori.

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