«È un Pescara micidiale che può puntare alla A»

Marco Baroni si racconta: «Credo nel Delfino e vengo spesso all’Adriatico»
PESCARA. Dopo un lungo silenzio è tornato a parlare del Pescara e lo ha fatto a distanza di 1.248 giorni, ovvero da quel 16 maggio 2015, quando, dopo il ko di Varese, fu esonerato. Tra Marco Baroni e Pescara, però, il cordone ombelicale non è mai stato reciso. «Vengo spesso e volentieri da voi», racconta al Centro, tra un viaggio in treno e qualche chiacchierata di mercato (è nel mirino del Crotone).
Baroni, è sorpreso dal Pescara al primo posto?
«Niente affatto. Ho visto due partite dal vivo, con Foggia e Crotone, e un paio di in tv, tra cui l’ultima contro il Benevento, e ho avuto la sensazione che la squadra sia cresciuta tantissimo partita dopo partita e può crescere ancora tanto. Non ha ancora un gran palleggio, però, quando ha la palla, sa muoversi bene e sa attaccare. Ho visto un Delfino micidiale, specie nelle ripartenze».
I biancazzurri possono puntare alla serie A?
«Perché non dovrebbero? Ma dovranno essere bravi a gestire i momenti negativi che arriveranno. Ci sono giocatori esperti e molto motivati, oltre a giovani interessanti. Credo che ci sia il giusto mix per provare ad ambire a certi obiettivi. Ho rivisto Balzano, Del Grosso e Campagnaro con grandi motivazioni. Giocatori “accesi” mentalmente e questa cosa è molto importante. Tra i giovani mi piace Gravillon su tutti. È stato con me a Benevento, ma non ha avuto spazio. Andrew lo vedo migliorato e più sicuro in campo. Secondo me è un giocatore da A, se continua a lavorare così come sta facendo».
E poi c’è Memushaj, un suo vecchio pupillo.
«Ledian è un grande giocatore. L’ho voluto io a Pescara e poi anche a Benevento. È uno che può pilotarti la squadra sotto tutti gli aspetti. Ma non è il solo».
Chi può farlo?
«Brugman, per esempio. Ma ho visto un Mancuso parecchio determinato e non mi sorprende il suo rendimento. Ho rivisto anche il Monachello dei bei tempi e poi in panchina c’è un certo Andrea Cocco. La B si vince con la panchina e il Pescara ha dei cambi di grande valore».
Pillon le piace?
«È un allenatore esperto. Ha una grande passione per il lavoro ed è una cosa bellissima per chi fa questo mestiere. L’anno scorso è stato bravissimo a salvare la squadra e quest’anno sta tirando fuori il meglio dalla rosa».
Sabato 16 maggio 2015, il Pescara perde a Varese nella penultima giornata di campionato e lei viene esonerato. Quella squadra, con Oddo in panchina, vince l’ultima gara contro il Livorno, va ai play off e perde per un soffio la finale con il Bologna. Le riapriamo una ferita o il tempo ha cancellato tutto?
«Dispiace per come sia finita. Quella squadra l’avevo preparata bene per i play off e sono certo che negli spareggi avrebbe spiccato il volo. Gli esoneri fanno parte del nostro mestiere, però mi è dispiaciuto il modo con il quale sono stato mandato via. Eravamo in autobus, tornavamo da Varese, e mi è arrivata la telefonata...».
Con il presidente Daniele Sebastiani i rapporti come sono?
«Buoni, ci siamo visti qualche tempo fa quando sono venuto all’Adriatico. Con il tempo ci siamo chiariti e non sono il tipo che nutre rancori. Con lui, ma anche con Vincenzo Marinelli, ho avuto un rapporto splendido che non dimenticherò. Quell’anno è stato particolare. Una stagione di transizione con una squadra che ha visto passare 53 tesserati».
È rimasto legato a Pescara?
«Moltissimo e come posso vengo a salutare i tanti amici. La famiglia Albanese, in primis, Massimiliano è un mio caro amico, ma anche Paride e Sonia, quest’ultima, cardiochirurgo pediatrico al Bambin Gesù di Roma, ha anche curato mio figlio qualche anno fa. Sono molto legato a loro, ma anche a Sergio, Franco e Mamadou. Tutti cari amici che ho avuto modo di conoscere. Quando vengo a Pescara, mi piace rivederli e andare a cena con loro».
Pescara a parte, le favorite alla vittoria finale quali sono?
«Benevento, Palermo e Verona. Il Lecce sarà la sorpresa».
Il caos in serie B tra ripescaggi e ricorsi al Tar. Lei cosa pensa?
«Credo che il campionato a 19 squadre sia una forzatura e il torneo, dal punto di vista tecnico, ha perso un po’».
Il futuro di Marco Baroni?
«Sto aspettando la chiamata giusta e ho una gran voglia di tornare in panchina. Mi manca il campo».
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