A 100 anni in aula: «Così sono stato truffato»

14 Febbraio 2018

Ha deposto come testimone nel processo a un napoletano che lo aveva raggirato quattro anni fa

TERAMO. Legge la formula del giuramento rigorosamente senza occhiali (li inforca solo quando deve guardare le foto di riconoscimento) e quando lascia l’aula si avvicina al giudice Flavio Conciatori per stringergli la mano. Perchè sussurra a chi lo accompagna «l’educazione va bene sempre». Lui ha quasi cent’anni (li compirà a giugno) e, molto probabilmente, mai avrebbe immaginato di ritrovarsi in un’aula di tribunale a raccontare quello che gli è successo qualche anno prima. Perchè l’arzillo nonno teramano è stata la vittima di una delle tante truffe che quotidianamente vengono messe a segno ai danni di anziani.
A lui è capitato nel 2014 (allora di anni ne aveva 96) quando venne avvicinato da un uomo che, facendo finta di conoscere molto bene lui e la sua famiglia, gli disse che doveva dargli dei soldi per un avvocato che avrebbe potuto salvare il figlio. «Solo così non avrà guai» gli disse il truffatore. Che lo fece salire in macchina, lo accompagnò in banca aspettandolo fuori fino a quando l’ultranovantenne gli consegno i 2500 euro prelevati. Tutto in un copione già recitato chissà quante altre volte dal truffatore che, una volta presi i soldi, si dileguò.
Lasciando l’anziano che solamente dopo qualche ora, una volta raccontato tutto ai familiari, scoprì di essere stato raggirato e derubato. Scattarono le indagini e grazie alle immagini catturate dal sistema di videosorveglianza esterna della banca i carabinieri riuscirono ad identificare e rintracciare il presunto truffatore, un quarantenne di Napoli già conosciuto alle forze dell’ordine e a Teramo finito a processo con l’accusa di truffa aggravata. «Certo che mi ricordo quello che è successo», racconta in aula l’anziano con estrema lucidità, «perchè anche se gli anni sono passati io questa cosa non la posso dimenticare. Quel giorno sicuramente chi mi aspettava sapeva che sarei passato su quel tratto di strada e sapeva il nome di mio figlio. Era ben vestito, dai modi garbati e parlava bene. Aveva una grossa macchina di colore blu su cui mi ha fatto salire per accompagnarmi in banca. Mi disse che servivano soldi per pagare l’avvocato che avrebbe potuto salvare mio figlio che era in pericolo. Si parlava di mio figlio e io non ci ho pensato due volte».(d.p.)
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