a due anni dalla grande scossa

31 Ottobre 2018

TERAMO. Il 30 ottobre del 2016 è una data che resterà per sempre scolpita nella testa dei teramani, molti dei quali in seguito alla violenta scossa di terremoto furono costretti ad abbandonare le...

TERAMO. Il 30 ottobre del 2016 è una data che resterà per sempre scolpita nella testa dei teramani, molti dei quali in seguito alla violenta scossa di terremoto furono costretti ad abbandonare le proprie abitazioni.
Case nelle quali, nella stragrande maggioranza dei casi, gli sfollati ancora non riescono a rientrare a causa di una ricostruzione mai partita. Tanto che nel secondo anniversario del sisma i comitati di quartiere, affiancati anche dai rappresentanti della consulta provinciale degli studenti e dal comitato degli sfollati Ater, sono tornati a parlare degli insostenibili ritardi della gestione post sisma.
E lo hanno fatto in occasione della prima uscita pubblica del neo comitato di quartiere “Teramo est” che riunisce Colleatterrato Alto e Basso, Villa Pavone, Cartecchio e Casalena. «A due anni dal terremoto siamo qui a denunciare come la ricostruzione non sia mai iniziata», ha sottolineato la presidente Anna Di Ottavio, «e questo per la mancanza di personale tecnico negli uffici preposti, per l'eccessiva burocratizzazione e proliferazione di decreti ed ordinanze spesso contradditori e poco chiari, e per le tecnologie inadeguate. Sono in molti, infatti, a sottolineare come la piattaforma Mude non funzioni». Una mancata ricostruzione che di fatto avrebbe peggiorato le condizioni di vita degli sfollati. «Secondo i dati dell'assessorato alle politiche sociali sul territorio i nuclei familiari sgomberati sono 997 in autonoma sistemazione e 99 in sistemazione alberghiera», ha continuato, «la gran parte dei quali sfollati proprio da Colleatterato, la cui popolazione residente si è ridotta di un sesto». Molti di quei nuclei risiedevano proprio nei palazzi dell'Ater. «Nel quartiere», ha aggiunto la presidente del comitato, «gli stabili sgomberati di proprietà dell'Ater sono 28: 18 sono quelli classificati con danno lieve B, 9 con danno grave E ed 1 con danno grave F. Se pensiamo che nell'intero comune le pratiche presentate all'ufficio ricostruzione sono 138, con danno lieve e 17 con danno grave ci rendiamo conto delle difficoltà di funzionamento dell'ufficio, visto che i danni sono di gran lunga maggiori». A preoccupare è anche il rischio di eliminazione o rimodulazione del contributo di autonoma sistemazione, che aggraverebbe la situazione delle famiglie sfollate e che solo in parte potrebbe trovare soluzione nella temporanea assegnazione delle unità abitative acquistate per questo motivo dalla regione. «Al momento non sono ancora stati definiti i criteri di assegnazione», ha ricordato Di Ottavio, «e comunque con questa soluzione si favorirebbe la delocalizzazione della popolazione».
Questo con un tracollo delle attività commerciali della zona, già duramente colpite dall'attuale desertificazione del quartiere. Da qui la creazione di tavoli di lavoro, che vedranno la collaborazione degli altri comitati di quartiere e il coinvolgimento dei tecnici preposti, "per condividere l'analisi delle diverse situazioni e confrontarsi con gli enti competenti». Infine una risposta alle polemiche sulla scarsa partecipazione all'elezione del comitato. «Sono polemiche contestabili, ha partecipato un 5 dei residenti e la partecipazione va inquadrata nella desertificazione del quartiere» ha concluso la presidente.
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