A giudizio per botte alla compagna ma lei lo difende: non fu violenza

TERAMO. Lui va a processo con la pesante accusa di aver violentato e pestato la sua compagna in maniera così brutale che una costola le ha perforato un polmone. Ma lei nega ogni violenza e in aula...
TERAMO. Lui va a processo con la pesante accusa di aver violentato e pestato la sua compagna in maniera così brutale che una costola le ha perforato un polmone. Ma lei nega ogni violenza e in aula annuncia che ritirerà la denuncia perchè «lo amo».
La cronaca inchioda alla realtà perché nei giorni infiniti di femminicidi e violenze può succedere anche questo. È capitato ieri con una donna arrivata in tribunale e decisa a parlare con i cronisti per dire che: «Ci siamo picchiati a vicenda, è stato un gioco perverso. Ma non c’è stata violenza e io sono stata istigata a denunciarlo».
L’udienza preliminare davanti al gup Domenico Canosa si è chiusa con il rinvio a giudizio dell’uomo (ancora in carcere) che a maggio comparirà davanti al tribunale per rispondere della pesante accusa di violenza sessuale continuata pluriaggravata e maltrattamenti in famiglia dopo che una perizia psichiatrica chiesta dalla Procura con la formula dell’incidente probatorio lo ha dichiarato capace di intendere e di volere. I fatti contestati si sono svolti a Pineto e risalgono all’aprile scorso quando dopo il ricovero in ospedale la donna denunciò una notte di stupri, botte e minacce del compagno. Ubriaco e violento, racconteranno le indagini accurate della squadra mobile. Con gli agenti della sezione specializzata che per settimane lavorano per circostanziare accuse e definire particolare nel rapporto che finisce in Procura con il gip Roberto Veneziano firmatario di un’ordinanza di custodia che porta in carcere il teramano con le pesanti accuse di violenza sessuale continuata pluriaggravata e maltrattamenti in famiglia. Maltrattamenti continui dirà la polizia. Fino a quell’ultima notte di violenza cieca con lui ubriaco che la violenta, la picchia, la minaccia di morte qualora racconti. A cominciare da schiaffi e pugni così forti da romperle una costola che finisce per perforarle un polmone. Una notte da incubo. Fino a quando, il mattino successivo, lui esce per andare a comprare altro alcole lei riesce a chiedere aiuto chiamando alcuni familiari con il suo telefono cellulare. Poi il ricovero in ospedale, la prima segnalazione da parte dei medici.(d.p.)
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