A giudizio per estorsione e usura ai danni di un imprenditore

17 Marzo 2016

Vittima un ex commerciante del settore auto, il giudice manda sotto processo i rappresentanti di una società che gli forniva le vetture: lo avrebbero costretto a cedere dei beni per pagare i debiti

GIULIANOVA. Sarà un processo ad accertare la verità, almeno quella giudiziaria, su una vicenda di presunta estorsione ed usura. Il caso vede come vittima un ex imprenditore del settore auto di Giulianova e come imputati due rappresentanti di una società che, secondo l’accusa della procura, avrebbero indotto l’imprenditore a firmare una scrittura privata per cedere degli immobili a fronte di alcuni debiti accumulati nell’acquisto di auto. Così ha stabilito ieri mattina il gup Roberto Veneziano nell’accogliere la richiesta del pm Stefano Giovagnoni e nel rinviare a giudizio con le accuse di estorsione ed usura Luigi Claudio Scorpio, 51 anni, e Dora Puzella, 47 anni, marito e moglie, entrambi residenti in provincia di Campobasso. La prima udienza è fissata per il 12 gennaio del 2017.

I due sono stati rinviati a giudizio nella loro veste di rappresentante legale e collaboratrice di una società che si occupava della compravendita di auto. Secondo la ricostruzione della procura l’imprenditore giuliese avrebbe maturato nei confronti della società dei due un debito complessivo di oltre un milione di euro tra residui su forniture di autovetture e interessi passivi. «In concorso tra di loro», si legge nella richiesta di rinvio a giudizio fatta dal pm per Scorpio e Puzella, «inducevano l’imprenditore a sottoscrivere una scrittura privata con la quale si obbligava al pagamento della somma di euro 800.000.00 attraverso la cessione di immobili di sua proprietà di equivalente valore. Nello specifico, a fronte di interessi passivi conteggiati da prevenuti, pari a 927.223, 22, la successiva loro richiesta di cessione di beni per un valore di euro 800.000,00 a saldo e stralcio di ogni ulteriore pretesa, al netto del debito commerciale residuo di euro 323.779, 30 determinava una richiesta di interessi passivi per complessivi euro 476.220,70. Sulla scorta di tale ultimo atto i differenti conteggi eseguiti dai consulenti tecnici deteminavano tassi d’interesse usurari compresi in un intervallo tra il 98,51% e il 1.510,32%, superiori al tasso soglia del 16,65% vigente in quel periodo (primo trimestre 2009) per analoghi rapporti».

Il pm, inoltre, accusa i due anche di estorsione. Si legge a questo proposito nella richiesta di rinvio a giudizio: «In concorso tra loro, il primo nella qualità di rappresentante legale, la seconda moglie e collaboratrice aziendale del primo, costringevano l’imprenditore con la minaccia in caso di rifiuto di porre all’incasso assegni in suo possesso per l’importo totale di euro 1.234.000, 00, precedentemente ricevuti in garanzia, a sottoscrivere una scrittura privata con la quale, a saldo e stralcio dei debiti maturati nell’esercizio della propria attività d’impresa, pari a complessivi euro 1.251.002,52 di cui 323.779,30 euro quali debiti residui su forniture di autovetture ed euro 927.223,22 quali interventi passivi, si obbligava al pagamento della somma di euro 800.000,00 attraverso la cessione di immobili di sua proprietà».(d.p.)

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