A picco imprese giovanili e artigianato

14 Giugno 2016

A Teramo la crisi morde ancora: esportazioni ferme, valore aggiunto procapite molto sotto la media nazionale

TERAMO. Teramo unica provincia abruzzese con il segno meno nelle esportazioni, con imprese giovanili in declino e un comparto artigiano a picco, tanto che nel 2015 in questo settore sono state perse 247 imprese. E' la fotografia emersa nel rapporto 2015 sull'economia teramana presentato ieri alla Camera di commercio di Teramo, dal quale è emerso anche che la nostra provincia sente maggiormente il peso di criticità esterne quale la riduzione del potere di acquisto delle famiglie: ciò impatta in maniera pesante su un territorio che presenta un valore aggiunto procapite basso rispetto alla media nazionale. Basti pensare che, seppure torni a crescere dopo sei anni, il valore aggiunto procapite in provincia di Teramo è di 19.994 euro, contro il dato medio regionale di 21mila euro e i 24.100 della media nazionale.

Inoltre nel corso del 2015 Teramo è stata l'unica provincia abruzzese a registrare un decremento del -1,5% nel valore delle esportazioni rispetto a un incremento del 7,8% della media regionale e del 3,8% dell'Italia. I risultati peggiori si rilevano per il tessile abbigliamento (-7,8%), i prodotti alimentari (-9%), gomma e materie plastiche (-6,6%). Col segno positivo si distinguono solo i prodotti in metallo (+3,1%) e gli articoli farmaceutici (+15,6%). Il rapporto, presentato nell'ambito di una tavola rotonda moderata dalla giornalista del Centro Antonella Formisani, vede in preoccupante discesa anche le imprese giovanili (under 35) che prima della crisi rappresentavano una delle componenti più vitali dell'economia teramana. In compenso tornano a crescere le imprese femminili che, con uno stock di 8.955 unità, fanno di Teramo una delle province più "rosa" d'Italia. Bene l'imprenditoria straniera: nel 2015 le imprese con titolari stranieri hanno raggiunto le 4.220 unità. Anzi, in alcuni settori le imprese straniere stanno occupando spazi di attività che nel passato erano soddisfatti da imprese italiane, principalmente nelle attività edilizie, nel commercio e nella somministrazione alimenti e bevande.

L'incontro, aperto dal presidente della Camera di commercio Giandomenico Di Sante, ha registrato i contributi del sindaco Maurizio Brucchi, del presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, del rettore dell'università di Teramo Luciano D'Amico, del docente di politica economica all’università di Pescara-Chieti Giuseppe Mauro, del docente di comunicazione della crisi all'Unite Stefano Cianciotta e del vice segretario della Camera di commercio Salvatore Florimbi. Quest'ultimo, soffermandosi particolarmente sulle problematiche del territorio montano, ha evidenziato come «in provincia di Teramo c'è la materia prima, ma manca il prodotto». L'esempio è quello di una concezione della montagna e del turismo invernale che non può essere legato solo alla presenza della neve e concentrato a ridosso dei periodi natalizi, ma che va ancorato a modelli di consumo diversi che impongono un ripensamento degli impianti, delle attività zootecniche e in sostanza di un intero assetto territoriale.

In questo scenario, come hanno sottolineato il rettore D'Amico e il presidente Di Sabatino, grande importanza rivestono i trasporti e il rafforzamento dell'asse Teramo-Giulianova che potrebbe proporsi come nuova area metropolitana, ma anche il progetto di una bretella fra la A24 e il casello di Roseto dell'A14. Servirebbe inoltre un maggiore coordinamento dei territori sul ciclo idrico e sul tema dei rifiuti, dove la frammentazione dei soggetti non sposa la causa di una gestione efficiente.

Marianna De Troia

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