A Pietracamela il grande raduno hippy nei boschi del Gran Sasso

La comunità “Rainbow” ha trascorso 28 giorni seguendo lo stile di vita degli indiani d’America. "Siamo qui per dire no all’autodromo di Montorio"
PIETRACAMELA. Si conclude oggi il raduno estivo dei “Rainbow”, che per la prima volta si è svolto sul Gran Sasso e ha visto la partecipazione di circa 600 persone provenienti da tutto il mondo. Si tratta di una comunità mondiale che si ispira ai principi dei nativi americani e alla controcultura a stelle e strisce degli anni ’70, predica la non violenza, l’amore libero, la condivisione, la fratellanza, la libertà a 360 gradi intesa anche nello stare nudi e scalzi e predilige per i propri incontri di 28 giorni (si inizia e termina con la luna nuova) posti incontaminati. C’è chi vive “rainbow” tutto l’anno e chi, invece, dopo il raduno, torna alla routine giornaliera. Nella comunità ci sono persone di genere, età e professioni differenti.
«Per la natura benevola ricca di acqua e legna secca, ma soprattutto per la presenza del Gran Sasso che è a pochi chilometri da dove sorgerebbe l’autodromo abbiamo scelto questo posto», spiega la “famiglia arcobaleno” abruzzese promotrice dell’incontro, «la famiglia mondiale è unita contro la costruzione dell’autodromo che farebbe una violenza alla terra montoriese e porterebbe inquinamento acustico in questa bellissima montagna che vogliamo resti sana e dove vorremmo si possa procedere alla riqualificazione dei tanti borghi abbandonati e alla riscoperta dei vecchi mestieri».
Il villaggio Rainbow è stato allestito nel bosco dei Prati di mezzo, a 1600 metri di quota, con il Corno piccolo che domina il panorama. Il benvenuto, il “welcome” tra abbracci, è una consuetudine per chi arriva nella comunità dove l’accoglienza è la parola d’ordine. Nel piazzale spicca una teepee, una tenda degli indiani Sioux, con accanto un cerchio di pietre con il fuoco e la cucina dove c’è il pentolone, la dispensa e il forno costruito a mano con il fango e a forma di drago.
Il fuoco è un elemento fondamentale per la comunità: esso è il salotto dove radunarsi in cerchio a cantare mano nella mano, mangiare, prendere le decisioni rigorosamente all’unanimità; qui si cucina vegano, ci si ripara dal freddo e sacra è la figura del “guardiano del fuoco”. Quando è pronto il pasto tutti gridano in coro per tre volte a intervalli “food circle” invitando i membri a raccogliersi; quando qualcuno deve comunicare qualcosa alla comunità grida “talking circle” e può prendere la parola solo chi ha in mano un originale bastone decorato.
«Qui non ci sono orologi, tecnologia, l’ansia della vita quotidiana e la schiavitù dal tempo», spiega Mathias, «il tempo rainbow è il tempo del sole». La comunità si lava nel fiume o nella sorgente con la cenere come sapone, raccoglie funghi e legna, trascorre il tempo con lo scambio dei saperi e ogni mattina alcuni di loro scendono in paese. «Amiamo la terra che ci ha ospitati, la rispettiamo e lasceremo tutto come abbiamo trovato. In paese conosciamo tutti», racconta Jacopo, «qui la gente è gentile, ci hanno invitato a tornare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA




