A processo per l’omicidio del padre

Rinviato a giudizio architetto di 46 anni. Per la Procura avrebbe sbattuto la testa del genitore sul tavolo durante una lite
SILVI. Sarà un processo ad accertare la verità. Almeno quella giudiziaria. Così ha stabilito il giudice che ieri ha rinviato a giudizio Giuseppe Di Martino, il 46enne architetto di Silvi indagato per aver ucciso il 75enne papà Giovanni al termine di una violenta lite scoppiata nella loro casa di Silvi. Prima udienza a settembre davanti alla Corte d’assise. Così commenta l’avvocato Marco Pierdonati, difensore dell’imputato: «Giuseppe è ancora profondamente addolorato per la morte del papà. Abbiamo piena fiducia nei magistrati e ritengo che non possa che emergere il fatto che si sia trattato di una tragica disgrazia. Va ricordato il provvedimento del tribunale del Riesame che all’epoca ha revocato la custodia cautelare in carcere e concesso i domiciliari al mio assistito». Una sorella della vittima si è costituita parte civile rappresentata dagli avvocati Libera Cesino e Nino Longobardi.
La tragedia si era consumata la notte tra il 13 e il 14 giugno del 2019 nella cucina dell’abitazione di via Dante Alighieri a Silvi dove la vittima viveva con la moglie e il figlio, rientrato da un anno dal Brasile. Secondo la versione fornita all'epoca dal 46enne e dalla madre, e sempre confermata da questi ultimi, l’anziano sarebbe morto in seguito a una caduta accidentale al termine di una violenta lite, scaturita dalla decisione della donna di voler andare via di casa. Alterco in cui Giuseppe Di Martino sarebbe intervenuto per difendere la madre. Una versione alla quale non crede la Procura, che contesta l’accusa di omicidio volontario aggravato. Per investigatori e inquirenti la lite avrebbe riguardato solo padre e figlio: quest’ultimo avrebbe afferrato il papà al collo e gli avrebbe sbattuto la testa contro un tavolino. A escludere la lite tra Giovanni Di Martino e la moglie, in particolare, sarebbero i risultati della visita medica disposta sulla donna proprio dalla Procura poche ore dopo il fatto e che avrebbe escluso la presenza di ecchimosi o traumi. (d.p.)
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