A rischio 750 posti nel metalmeccanico

I sindacati lanciano l’allarme sul settore portante dell’economia provinciale: «La Regione finora non si è vista, intervenga»
TERAMO. Il settore metalmeccanico è indubbiamente uno dei pilastri del sistema produttivo teramano, con i suoi ottomila posti di lavoro in tutta la provincia.
E il fatto che accusi i colpi della crisi preoccupa non poco i sindacati, che hanno voluto accendere un riflettore sul problema durante l’attivo dei delegati del settore che si è svolto ieri mattina a Teramo.
«Sono a rischio 750 posti», annunciano i segretari di Fiom Cgil Mirco D’Ignazio e di Fim Cisl, Marco Boccanera, con riferimento alle due vertenze più complesse in piedi in questo periodo, all’Atr di Colonnella e alla Selta di Tortoreto, ma anche «a tanti prepensionamenti e a mancati rinnovi dei contratti interinali in molte aziende più piccole. Molte imprese sono in difficoltà, soprattutto nell’automotive. Un esempio è la Uform che ora è ferma».
Nella conferenza stampa che ha preceduto l’attivo – convocato anche dalla Uilm Uil, ieri non presente al tavolo dei relatori – e che aveva soprattutto l’obiettivo di presentare la piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici, sono state chiamate con forza in causa le istituzioni.
«La Regione è stata finora assente nelle vertenze per la Selta e per l’Atr», incalza Boccanera, «è ora che la Regione si svegli e capisca che il mondo del lavoro sta vivendo una situazione drammatica. E in questo contesto la politica non può dare forfait». D’Ignazio fa notare che, ciliegina sulla torna, la Provincia ha perso anche l’ufficio vertenze: «è ingiusto e inopportuno. Noi allora protestammo e facciamo rilevare anche oggi che la presenza di un ufficio simile sul territorio è importante».
In questo momento, rilevano i due sindacalisti, se per la Selta ci sono spiragli, tanto che il personale è stato richiamato quasi tutto al lavoro, anche se «dobbiamo risolvere una volta per tutte le situazione e uscire dallo stallo, siamo in attesa di avere notizie dal ministero dello Sviluppo economico», la situazione più “calda” è all’Atr. «Accade una cosa mai vista: non si riescono a fare le trattative ma ci si parla attraverso comunicati stampa. Il nuovo imprenditore sembra voler rompere con in lavoratori esasperati», fanno notare i sindacalisti. Insomma, la richiesta è che la Regione – in parte anche la Provincia – recuperi il proprio ruolo nelle politiche industriali.
L’altro fronte riguarda il rinnovo del contratto, che in provincia di Teramo interessa almeno tremila lavoratori, al netto delle piccole imprese «in cui i sindacati non sono presenti, per questo non sappiamo se il contratto viene applicato», dichiarano Boccanera e D’Ignazio. I sindacati adesso faranno assemblee in tutti i luoghi di lavoro per presentare la piattaforma, che sarà oggetto di votazione. Se sarà approvata in tutta Italia dal milione 800mila lavoratori del metalmeccanico, inizierà la trattativa in Federmeccanica. «Sarà una trattativa dura, in quanto noi chiediamo un 8% di aumento salariale, il doppio dell’inflazione programmata», concludono i sindacalisti.
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