A rischio decine di posti a tempo: è sciopero all’Industriale Sud

San Nicolò, gran parte dei 530 dipendenti aderisce alla protesta e presidia i cancelli della fabbrica I sindacati: «Non c’è chiarezza sul possibile spostamento della produzione verso Jesi e Rieti»
TERAMO. Una giornata di sciopero e picchetto dinanzi ai cancelli della fabbrica dove lavorano per dire no allo spostamento della produzione. È quanto fatto ieri, dalle 5 del mattino, dalla quasi totalità dei lavoratori dell'Imr Industriale Sud di San Nicolò. A preoccupare i 530 dipendenti dello stabilimento e i sindacati sono le azioni che l'azienda (leader nella produzione e fornitura di sistemi interni per le auto dei marchi più prestigiosi al mondo) sta mettendo in atto da qualche mese e che potrebbero causare una graduale delocalizzazione di progetti e macchinari verso gli stabilimenti di Jesi e Rieti, entrambi di recente acquisizione. I primi a pagare le conseguenze di un calo di produzione sarebbero i circa 140 "somministrati", cioè i lavoratori precari con contratti settimanali, che evidenziano già una diminuzione della loro attività causata dallo smantellamento di macchinari destinati alle fabbriche di Marche e Lazio. A supporto dei lavoratori, durante il picchetto, sono arrivati il sindaco Gianguido D'Alberto e il consigliere regionale del Pd Dino Pepe. Il sindaco, nel garantire la sua vicinanza ai dipendenti nel percorso che verrà messo in campo, si è messo subito in contatto con l'assessore regionale Pietro Quaresimale e con il presidente della Provincia Camillo D'Angelo per convocare presto una riunione istituzionale sulla situazione.
«Abbiamo fatto richiesta all'azienda per capire cosa sarebbe successo», dichiara Emidio Angelini, vice segretario Ugl Teramo, «ma non ci sono stati chiarimenti né abbiamo un interlocutore sul territorio con cui parlare di persona. Vogliamo delle risposte per ciò che accadrà nel biennio 2024-25, soprattutto a tutela dei tanti lavoratori precari». Il segretario della Filctem Cgil Giampiero Dozzi aggiunge: «Prima di arrivare allo sciopero abbiamo prodotto delle iniziative, come una convocazione in sede regionale e un incontro fatto con l'azienda il 14 novembre. Doveva esserci un nuovo incontro il 5 dicembre, ma poi abbiamo appreso che sarebbe stato in videoconferenza. Non possiamo accettare un rapporto del genere con l'azienda. Noi non stiamo dicendo che questo sito chiude. Vogliamo capire, invece, qual è la strategia del gruppo Imr su Teramo, considerando che il 30-40 per cento dei lavoratori somministrati vedono a rischio il loro futuro».
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