A rischio i posti di 700 metalmeccanici

Il segretario della Fim Cisl Boccanera denuncia: «Totale assenza di Regione e Confindustria su vertenze e rilancio»
TERAMO. Con i suoi quasi 8mila addetti, di cui 2mila legati al comparto dell’automotive, il settore metalmeccanico rappresenta il motore trainante dell’economia provinciale. Eppure, secondo il segretario della Fim Cisl Marco Boccanera, viene costantemente sottovalutato. Grandi assenti nell’ambito delle vertenze che stanno interessando il settore, con circa 700 posti di lavoro a rischio nell’immediato, sarebbero sia la Regione Abruzzo che Confindustria, alle quali il sindacato chiede un cambio di passo con l’obiettivo di rilanciare il settore.
«Il 14 giugno abbiamo aderito allo sciopero nazionale dei metalmeccanici, partecipando in 100 all’iniziativa di Milano e in 50 a quella di Napoli», sottolinea Boccanera, «con l’obiettivo di accendere i riflettori sulle vertenze locali. A rischio immediato ci sono circa 700 lavoratori, che si vanno ad aggiungere ai posti già persi. Eppure nessuno sembra rendersi conto di quanto sia importante questo settore, che in provincia impegna circa 8mila addetti. Si continua a parlare di investire sul turismo, ma per quanto importante non può dare risposte occupazionali come ne può dare l’industria». In provincia di Teramo sono attualmente aperte una miriade di vertenze. Le due principali sono quelle che interessano la Selta di Tortoreto, che attualmente impiega 70 dipendenti, e l’Atr. «Per quanto riguarda la Selta il 13 giugno il tribunale dove a esprimersi sull’ammissione all’amministrazione straordinaria», spiega Boccanera, «Al momento ancora non abbiamo notizie, ma contiamo di averne di rassicuranti, anche perché siamo già stati convocati dai commissari giudiziali per gli ammortizzatori sociali». Boccanera sottolinea come il salvataggio del sito di Tortoreto, che impiega personale altamente qualificato, sia una priorità. «La crisi della Selta è iniziata circa un anno fa per via di scelte gestionali sbagliate», continua, «con l’azienda che si sta svuotando di professionalità. Noi stiamo facendo di tutto, anche con il Ministero dello sviluppo economico, per salvare questo importante know how». Accanto alla Selta c’è poi la vertenza Atr, che impiega oltre 150 dipendenti, e dove il problema è legato a una carenza di liquidità. «Anche qui si stanno perdendo professionalità», continua Boccanera, «eppure è una realtà produttiva invidiabile, attualmente concentrata sull’automotive e legata a grandi marchi». Ci sono poi tutta una serie di piccole aziende che iniziano a mostrare segni di cedimento. «Alla Lavaal International siamo riusciti a salvare l’azienda ma dimezzando la manodopera», continua Boccanera, «nella speranza che rifiorisca». Accanto alle aziende in crisi ci sono anche quelle aziende che continuano a crescere e investire ma che devono fare i conti con carenza di infrastrutture e i problemi legati all’applicazione del Decreto dignità. «La Pcm, di Castellalto sta continuando a investire», spiega Boccanera, «ma paga 200mila euro l’anno per lo spurgo delle acque nere per l’assenza nella zona di fognature, mentre alla Glm, che conta più di 500 dipendenti, per salvare i posti di lavoro che si sarebbero persi con il decreto dignità abbiamo dovuto firmare un accordo in deroga». Una situazione rispetto alla quale la Fim Cisl denuncia la totale assenza della Regione e la difficoltà ad avere un confronto con l’organo politico, deputato a mettere in campo le strategie necessarie a salvaguardare e rilanciare il settore. «Quando siamo stati in Regione a chiedere aiuto abbiamo trovato sempre e solo i funzionari», sottolinea, «Quello che chiediamo è una maggiore attenzione della politica ad un settore che ha enormi potenzialità e che ancora oggi rappresenta il motore dell’economia teramana e abruzzese. Basti pensare alla Sevel, alla sua filiera. Una filiera che andrebbe allargata a tutte le province. Ma per farlo bisogna spingere le aziende a investire». Stesso discorso per Confindustria. «Continua a rappresentare pochi imprenditori rimasti a 40 anni fa», conclude, «se non convince le aziende ad investire sull’industria 4.0 e a stare al passo coi tempi, le aziende continueranno a chiudere».
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