«A Roma per difendere l’edilizia teramana»
Cgil, Cisl e Uil invitano a partecipare al corteo di venerdì per sbloccare le opere pubbliche
TERAMO. Anche i lavoratori teramani dell’edilizia parteciperanno alla manifestazione indetta per venerdì dai sindacati a piazza del Popolo a Roma con lo slogan “Rilanciare il settore, rilanciare il Paese”.
Il settore edile in provincia ha perso in 11 anni il 48% della forza lavoro. E, di pari passo, ha perso il 48% delle aziende, 600 in termini assoluti. «E’ una manifestazione che si inserisce», spiega Corrado Peracchia, segretario della Fillea Cgil, «in un percorso unitario con la manifestazione dell’8 febbraio. Riteniamo che gli investimenti non possano esser sacrificati. Bloccare le opere in fase avanzata dei lavori, in parte per la folle idea di rivedere rapporto costi-benefici, non può essere fatto. Secondo noi c'è sotto un dirottamento di fondi verso la spesa sociale. Va bene il reddito di cittadinanza, ma non si possono penalizzare gli investimenti: c'è bisogno di dare impulso al settore per far ripartire tutta l'economia altrimenti torniamo in recessione». «La ricostruzione per Teramo può rappresentare una grande opportunità di rilancio che però è bloccata, a differenza delle altre regioni del Centro Italia: siamo preoccupati dello stato occupazionale», aggiunge Luigi Di Donato, segretario della Feneal Uil, «non è uno sciopero politico, ma per far sbloccare le opere che anche in questa provincia sono ferme. Auspichiamo che nel Teramano ci sia una massiccia partecipazione». Giancarlo De Sanctis, segretario della Filca Cisl sottolinea che, ferma restando la perdita del 48% in 11 anni, nel 2018 c’è stata una leggera ripresa per l’edilizia, data esclusivamente dalla partenza della ricostruzione post sisma del 2009 che ha portato 241 lavoratori e 25 imprese in più. «Ma va supportata con l’avvio di opere, altrimenti svanirà», osserva il sindacalista, «la manifestazione serve per dire al governo che deve sbloccare le grandi opere. Nel Teramano non deve sottrarre al territorio le risorse già date del Masteplan non utilizzate, come annunciato qualche tempo fa: si tratta di 150 milioni di euro. E poi c'è il discorso della ricostruzione 2016 bloccata». (a.f.)

