Abbattuti 14 pini, il residence si oppone

6 Settembre 2019

Sul taglio degli alberi vicino alla ferrovia il Felicioni annuncia l’accesso agli atti. Il Conalpa: erano alberi giovani e sani

ROSETO. «Noi non sapevamo nulla. Ora faremo un accesso agli atti per capire le reali motivazioni che hanno portato al taglio dei pini, chi lo ha autorizzato e qual era l’urgenza». A intervenire sull’abbattimento di 14 alberi tra il residence Felicioni e la ferrovia, deciso dalle stesse Ferrovie dello Stato e concluso ieri mattina, è Patrizia Mastrogiorgio, consulente legale della cooperativa sociale New Edil del gruppo Felicioni.
I 14 pini, presenti fino a tre giorni fa, erano stati piantati tra il 1997 e il 2002 per volontà di Lino Felicione, deceduto quattro anni fa a soli 50 anni, e nel corso del tempo, come confermano anche alcuni cittadini che abitano nelle vicinanze, avevano raggiunto un’altezza di 3 metri fungendo anche da “barriere antirumore naturali”. «Ci hanno detto», sottolinea Mastrogiorgio, «che nelle zone limitrofe il residence ci sono pini della stessa altezza che sono stati semplicemente potati, per cui non capiamo ancor di più questa decisione di abbatterli». Nell’autorizzazione rilasciata dall’ufficio tecnico del Comune di Roseto a Ferrovie dello stato per l’abbattimento dei 14 pini si legge che “i lavori rivestono carattere di urgenza poiché le piante hanno assunto un’altezza tale nel corso degli anni che, in caso di eventi atmosferici avversi, potrebbero causare pregiudizio alla circolazione ferroviaria”, e che “la società Rfi si impegna, così come specificato nell’istanza prevenuta agli atti, a demolire e ricostruire il muro di confine in concomitanza con i lavori di abbattimento delle piante”. Sul taglio dei pini, però, interviene anche l’associazione Conalpa (coordinamento nazionale per gli alberi e il paesaggio), che contesta l’effettiva necessità dell’abbattimento. «Si trattava di alberi giovani, in perfetta salute, di altezza modesta, voluti dallo stesso proprietario del residence Felicioni 15 anni fa», afferma Conalpa, «Lo scopo fu allora, in accordo con il Comune di Roseto, di creare una barriera verde che attutisse il rumore e favorisse l’assorbimento delle polveri provocati dal transito dei treni. È stato accertato, anche da alcune testimonianze, che il danneggiamento di una parte di recinzione non sia stato provocato dalle radici degli alberi, ma da altre cause che hanno esercitato una pressione meccanica dall’esterno. Infatti la recinzione non ha subito un sollevamento dal basso, né dal terreno sottostante dove erano ubicati gli alberi abbattuti. Inoltre i carabinieri forestali non sono stati nemmeno informati». Conalpa, inoltre, parla dell’installazione futura delle barriere fonoassorbenti, sui quali il Comune di Roseto si è opposto fortemente. «L’amministrazione comunale non ha saputo difendere una barriera naturale», aggiunge Conalpa, «a protezione di una zona centrale fortemente urbanizzata e ricca di strutture turistiche. Una resa incondizionata, anche perché quei 14 pini avrebbero potuto essere tranquillamente potati, come è accaduto in altre zone».
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