Abruzzese dimenticata in autogrill dal pullman

Odissea a Forlì di una 79enne teramana. La polizia insegue e blocca il mezzo due volte: l’autista nega che la donna manchi
TERAMO. In un attimo si è concretizzato l’incubo di chi viaggia spesso in pullman. E’ accaduto domenica pomeriggio a una signora teramana di 79 anni, che è stata lasciata da un autobus della Baltour in un autogrill a pochi chilometri da Forlì. Inutili i richiami fatti a gran voce all’indirizzo dell’autista: l’autobus, allo scadere dei 15 minuti concessi per la sosta, è ripartito.
La signora, L.L. ora è al sicuro a Bologna a casa del figlio, ma a ricordare l’accaduto si agita di nuovo. «Non sono stata dimenticata», esordisce, «sono stata lasciata». E in questa puntualizzazione c’è l’essenza del suo racconto. L.L. ha preso il pullman da Teramo per andare a trovare il figlio e incontrare il nipote, di ritorno dalla Germania. «Avevo problemi di stomaco, così durante la sosta sono andata in bagno e ho preso un tè», racconta, «quando sono uscita dall’autogrill ho visto l’autobus partire. Ho gridato, ho detto al benzinaio di fermarlo, è stato inutile». L.L. si è molto agitata. Il gestore del distributore l’ha fatta entrare in ufficio e ha chiamato la polizia autostradale. Nel frattempo una coppia di giovani, a vederla turbata, le ha chiesto che cosa fosse accaduto. «Ho raccontato la storia e loro hanno chiamato il numero della Baltour scritto sul biglietto», aggiunge L.L., «l’addetto ha risposto loro: “vi dò il numero, chiamate voi l’autista” e loro hanno protestato, ricordando che era stata l’autolinea a lasciarmi a piedi e la Baltour doveva provvedere. Io, devo dire, ero molto agitata e avevo anche difficoltà a respirare, mi era venuta una specie di tosse nervosa. Il problema principale erano i bagagli, in cui c’erano anche dei documenti, che temevo di perdere, anche perchè sui borsoni non c’era scritto il nome».
Nel frattempo è intervenuta la polizia, che ha raggiunto l’autobus. «L’ha fermato e il conducente ha detto che i passeggeri c’erano tutti, aggiungendo di andare a guardare nell’altra corsa, seguiva infatti un “bis”», racconta la donna, «ma lui sapeva bene che io mancavo: una mia vicina di posto l’aveva avvertito, subito dopo la partenza, che mancava una signora. Anzi, a quanto mi ha raccontato la viaggiatrice stessa, pare che lui prima abbia negato e all’insistenza della passeggera abbia risposto “allora prenderà il pullman delle 10 di sera”». La polizia ha fermato il secondo bus, ma i passeggeri c’erano tutti. Allora ha inseguito di nuovo e fermato il primo autobus, mentre la signora arrivava a bordo dell’auto dei due giovani che l’avevano soccorsa.
«Il “bello” è che l’autista aveva un tablet con tutti i nostri numeri di telefono, che gli costava fare una telefonata? Capisco che bisogna rispettare l’orario, ma un autista si deve informare su quel che accade a un passeggero. E’ una questione di umanità e di etica». «E se si fosse sentita male in bagno?», si domanda la figlia, M.T.D.I. «possibile che nessuno – c’è anche un secondo autista – non ha ritenuto di dover controllare che cosa fosse successo? Per fortuna mia madre ha incontrato persone premurose, come quei due giovani».
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