Abusa del figlio della compagna: in carcere un operaio di 33 anni

Il ragazzo all’epoca dei fatti era sedicenne, le indagini scattate dopo la denuncia della mamma Tra gli atti dell’accusa i messaggi Whatsapp che l’uomo inviava al minorenne per gli incontri
TERAMO. Prima di essere un’inchiesta giudiziaria questa storia è una vertigine indicibile di dolore e coraggio. Perché per farla arrivare in Procura c'è voluto il coraggio di una mamma che non ha fatto finta di non vedere.
Un teramano di 33 anni è stato arrestato con la pesante accusa di aver abusato sessualmente del figlio minorenne della sua convivente, un ragazzo che all’epoca dei fatti aveva 16 anni. L’uomo attualmente è rinchiuso nel carcere di Novara dopo essere stato rintracciato dai carabinieri in questa località dove era andato per far visita ad alcuni parenti. Oltre che di violenza sessuale è accusato anche di violenza privata per aver intimato al ragazzino di non raccontare a nessuno quanto successo «altrimenti le nostre vite sarebbero state rovinate». Una ricostruzione, quella che emerge sia dall’ordinanza di misura cautelare sia da quella di accoglimento dell’incidente probatorio (entrambe del giudice Marco Procaccini), in cui gli abusi sarebbero avvenuti nelle ore notturne e quando la mamma del ragazzino non c’era. Con tanto di messaggi su Whatsapp che nell’ordinanza vengono definiti «dal contenuto sessualmente esplicito con i quali lo invitava ripetutamente ad incontrarsi con lui». A far scattare le indagini la denuncia della mamma del minorenne, convivente dell’uomo, che ha intuito nell’atteggiamento del figlio qualcosa che l’ha insospettita. Fino al drammatico racconto del ragazzo sui fatti che sarebbero avvenuti nell’ottobre scorso.
La Procura (il fascicolo è del pm Laura Colica) ha chiesto ed ottenuto l’incidente probatorio per cristallizzare la testimonianza del minore. Come primo passaggio, nei giorni scorsi, c’è stato l’affidamento di una perizia psicologica per stabilire l’attendibilità dello stesso minore. Passaggio obbligato così come stabilito dalla Carta di Noto che ormai da tempo detta le linee guida per l’esame dei minorenni in caso di abuso sessuale. Un istituto indispensabile per la Carta che individua e descrive protocolli da seguire in relazione all’esame del minore che si ipotizzi vittima di abusi e che all’articolo 7 recita: «L’incidente probatorio è la sede privilegiata di acquisizione delle dichiarazioni del minore nel corso del procedimento». Va detto che le linee guida contenute nella Carta di Noto rappresentano suggerimenti diretti a garantire l’affidabilità delle metodologie utilizzate a partire proprio dalla raccolta della testimonianza al fine di garantire la tutela dei diritti del minore nel rispetto dei principi costituzionali del giusto processo. Mamma e figlio sono rappresentati dall’avvocato Libera D’Amelio.
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