Accogliere profughi? Sì, ma non è facile

Diversi parroci oppongono problemi di strutture e anche di soldi. Serve l’aiuto dei fedeli che hanno case da offrire
TERAMO. Papa Francesco chiama parroci e fedeli all’accoglienza dei profughi, le parrocchie teramane non sono certo sorde a una voce così alta ma sembrano rispondere all’appello del capo della Chiesa con grande prudenza e anche con qualche perplessità. Se c’è chi – vedi i fedeli di Sant’Eufemia ad Alba Adriatica – già si dice pronto ad aprire le porte di casa propria ai rifugiati, altrove si prende tempo in attesa di capire le modalità operative che dovranno necessariamente essere dettate dal vescovo e si oppongono problemi logistici, ovvero mancanza di spazi e strutture idonei. In un caso – quello di Montorio – si tira fuori senza mezzi termini un problema economico: dove sono i soldi per sfamare altre bocche, visto che già aiutiamo tanti poveracci?
TERAMO. «Ho riportato l'invito del Papa alla mia parrocchia durante la messa serale. Ho letto integralmente il suo messaggio. Ora ci sarà la settimana di esercizi spirituali con il nostro vescovo e credo che in quell'occasione si valuterà insieme il da farsi», riferisce don Giovanni D'Annunzio, parroco nella frazione di San Nicolò a Tordino. «Non siamo liberi pensatori, aspettiamo l'incontro con il nostro vescovo per discuterne», queste invece le parole di don Aldino Tomassetti, parroco della cattedrale di Teramo. E don Davide Pagnottella, vicario generale e sacerdote nella parrocchia di Teramo Cuore Immacolato di Maria, si esprime così: «Non ci sottrarremo certamente all'appello del pontefice, valuteremo le modalità concrete di accoglienza insieme al nostro vescovo».
MONTORIO. Don Nicola Iobbi (81 anni), parroco di Montorio al Vomano da oltre 30 anni e vicario foraneo, dice che sarebbe un gesto bello. Ma resta perplesso sulle modalità: «Dove e come sono gli interrogativi che mi sono posto da subito. Sarebbe bello poter accogliere nella nostra comunità una famiglia profuga, ma innanzitutto non abbiamo dei locali a disposizione, poiché quelli in possesso della chiesa vengono utilizzati per ospitare i sacerdoti che ci danno una mano nella forania durante i fine settimana. E poi a livello economico non mi trovo, già abbiamo dei pagamenti arretrati. Poi per trovare dei sacerdoti che mi diano una mano nel fine settimana le spese sono aumentate. A ciò si aggiunge il fatto che le entrate sono diminuite in modo drastico per via della crisi. Crisi che fa sì che ogni giorno ci siano troppe mani tese pronte a chiedere. E come si fa a dire di no alle famiglie della nostra comunità che sono in difficoltà? Su due piedi quindi non me la sento», conclude con grande sincerità don Nicola, «di prendere un impegno così grosso sia a livello di responsabilità, che a livello economico».
VAL VIBRATA. Le parole di Papa Francesco non hanno lasciato indifferente la comunità vibratiana e le sue parrocchie. La vallata ospita già diversi profughi e tante sono le famiglie in cerca di una casa che nella Chiesa cattolica cercano e spesso trovano un aiuto. Le parrocchie in vallata hanno diversi immobili in disponibilità, a sentire i sacerdoti, alcuni dei quali sarebbero idonei ad ospitare nuclei familiari stranieri. Altri, al contrario, dovrebbero venire ristrutturati e sono inospitali come ad esempio, a Nereto, l’immobile situato in centro cittadino che diversi decenni fa venne lasciato in eredità da una fedele del posto, Dora Partenope. Il limite (superabile ovviamente) nasce però dal fatto che i parroci assumono l’amministrazione di questi beni immobili ma ogni autorizzazione deve passare per il vescovado. Diversi sacerdoti dell’interno della vallata, interpellati sul caso e che vogliono restare anonimi, condividendo l’appello del Pontefice pongono però il limite all’immediato utilizzo degli immobili. «E’ il vescovo che deve disporre sui bene», ci spiegano, «non noi direttamente. Attendiamo quindi segnali in questa direzione».
MARTINSICURO. «Purtroppo non ho la possibilità di ospitare famiglie di profughi», sono le parole molto nette e chiare di don Marco Farina, della parrocchia di Santa Teresa di Calcutta, «non abbiamo ancora la chiesa e la canonica ed io stesso sono ospite della parrocchia di San Gabriele a Villa Rosa».
ALBA ADRIATICA. Ad Alba Adriatica gli stessi fedeli spingono la parrocchia guidata da don Stefano Galeazzi ad ospitare i profughi. Sarebbero diversi, infatti, i cittadini disposti a dare una mano e ad accogliere i rifugiati dopo le parole di domenica di Papa Francesco e sembra vicino l’avvio di una vera e propria gara, che si svilupperebbe anche sui social, per trovare un’abitazione (prevedendo magari una rotazione) all’interno della comunità della parrocchia Sant’Eufemia. Se dalle parole si passerà ai fatti e ad un progetto di accoglienza vero e proprio, però, lo si scoprirà solo nei prossimi giorni, dopo la riunione tra i parroci ed il vescovo Seccia. Più difficile sembra la situazione di Villa Fiore, invece, dove il cambio di parroco annunciato è stato rimandato per un breve periodo e la comunità sembra profondamente divisa. Simile a quella del centro di Alba la situazione di Tortoreto Lido, una comunità di fedeli molto grande e attrezzata che sembra potrebbe affrontare l’accoglienza di una famiglia di profughi senza troppe difficoltà e che un pensiero ce lo sta facendo.
GIULIANOVA. Don Ennio Di Bonaventura dell’Annunziata è laconico: «Venerdì avremo una riunione con il vescovo e da lui avremo le direttive, da soli non possiamo decidere». Don Domenico Panetta di San Flaviano, arciprete della città, apre all’accoglienza ma fa capire che vanno necessariamente coinvolti i fedeli: «Per me non ci sono problemi ma sarebbe necessario trovare una o più famiglie disposte ad accogliere i profughi, Locali parrocchiali disponibili non ve ne sono».(e.m.-c.d.l.-a.d.p.-s.d.s.-l.t.-m.t.)
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