Accoltella e ferisce tre persone alla sagra, viene assolto: è incapace di intendere e di volere

Il processo per strage e tentato omicidio. Cinquantenne di Atri riconosciuto incapace di intendere e volere, libertà vigilata a casa con il divieto di uscire la notte
TERAMO. Nei giorni dei tragici fatti di Modena, la cronaca si riavvolge su un’altra drammatica storia di malattia mentale con un’accusa di strage contestata dalla Procura e un’assoluzione per incapacità di intendere e di volere.
A undici mesi dai fatti avvenuti l’anno scorso alla festa della birra di Casoli di Atri quando T.V., 50 anni, uscì di casa armato di coltelli sferrando fendenti a chiunque incontrasse e ferendo tre persone, la verità giudiziaria è quella di un processo con un rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica così come chiesto dalla difesa rappresentata dall’avvocato Nicola Rago. La sentenza, emessa dal giudice Lorenzo Prudenzano, un’assoluzione dalle accuse di strage, tentato omicidio e lesioni commessi da persona non punibile per totale incapacità di intendere e volere così come accertato al termine della perizia psichiatrica che ha stabilito anche una scemata pericolosità sociale. Il giudice ha applicato al 50enne la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di due anni con l’obbligo di sottoporsi con continuità a un programma terapeutico a cura del centro di salute mentale. L’uomo, che dopo 10 mesi trascorsi in carcere da metà maggio è agli arresti domiciliari, resterà nella sua abitazione con l’obbligo di rimanere all’interno dell’abitazione dalle 20.30 alle 7 del mattino.
Il 50enne, con una invalidità civile, dagli anni ottanta è sottoposto a cure psichiatriche. Dopo la morte dei genitori, vive da solo. Quella sera di luglio dell’anno scorso a Casoli di Atri era in corso la tradizionale festa della birra con tanti stand in piazza. T.V., che ha sempre detto di non ricordare nulla di quanto successo, prese due coltelli dalla cucina e uscì di casa urlando e colpendo chiunque incontrasse. Questo urlando frasi senza senso e minacciando di colpire tutti quelli che, secondo lui, gli avrebbero fatto del male. Quando qualcuno cercò di bloccarlo venne buttato a terra. Ci riuscì un coetaneo che riuscì a disarmarlo. Nel corpo a corpo venne colpito da un fendente sferrato a una gamba. Poi l’arrivo dei poliziotti e l’arresto. A terra tre feriti fortunatamente tutti in condizioni lievi. Poi l’arresto e la detenzione in carcere. Lui ha sempre detto di non ricordare quanto accaduto, di non aver mai avuto intenzione di fare del male, di non sentirsi bene.
Successivamente il carcere, gli arresti domiciliari, le perizie psichiatriche (prima di quella disposta con l’abbreviata una precedente che all’epoca lo definì parzialmente capace di intendere e di volere con pericolosità sociale), le cure, la nomina di un amministratore giudiziario, il rientro nella sua abitazione. A pochi metri dalla piazza delle coltellate.
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