Acqua a rischio, ammesse 12 parti civili

27 Febbraio 2020

Entrano enti e associazioni ambientaliste. Respinte le eccezioni delle difese, slitta a marzo l’audizione dei primi testi

TERAMO. Una corposa ordinanza, che trae linfa dai numerosi pronunciamenti della Cassazione, a puntellare la tutela dell’ambiente nel processo penale. È quella con cui il giudice monocratico Domenico Canosa ammette 12 parti civili nel procedimento sul sistema acquifero del Gran Sasso nella nuova udienza del processo con dieci imputati tra i vertici dell’Istituto di fisica nucleare, Strada dei Parchi e Ruzzo reti a cui la Procura contesta l’inquinamento ambientale e il getto pericolose di cose. Saranno parti civili Ministero dell’Ambiente, Regione Abruzzo, Parco Gran Sasso Laga, Provincia di Teramo, i Comuni di Teramo e Isola del Gran Sasso, le associazioni ambientaliste Wwf, Legambiente, Cittadinanzattiva, Cai, Gadit e Anpa. Restano fuori l’Adusbef e l’amministrazione separata di Casale San Nicola.
Nella circostanziata ordinanza che apre l’udienza il giudice rigetta anche le eccezioni sollevate in precedenza dalle difese sulla contestazione dell’illecito amministrativo alle società Strada dei Parchi e Ruzzo Reti. Successivamente saranno respinte anche le eccezioni sollevate in relazione alla produzione di accertamenti irripetibili che, hanno sostenuto i difensori, sarebbero stati fatti senza «le garanzie difensive». Nel dibattimento entra tutto quello che i pm Greta Aloisi, Davide Rosati e Stefano Giovagnoni hanno messo insieme: 284 documenti suddivisi in sei faldoni oltre a svariati supporti informatici. Una voluminosa documentazione per cui le difese hanno chiesto e in questo caso ottenuto un rinvio per l’esame. Così l’audizione dei primi testi in programma per ieri, alcuni carabinieri del Noe che hanno portato avanti le indagini, è slittata all’audienza già programmata per il 16 marzo. Sulla costituzione delle parti civili esprimono soddisfazioni le associazioni ambientaliste. «L’obiettivo principali delle associazioni», si legge in una nota del Wwf, «rimane comunque sempre la messa in sicurezza definitiva dell’acquifero e del territorio del parco nazionale Gran Sasso Laga nato proprio per tutelare il Gran Sasso e il suo ecosistema». Per il presidente provinciale Gadit Gaetano Ercole: «È un importante riconoscimento del ruolo e della rappresentatività dell’associazione ambientale Gadit che da anni opera permanentemente sul nostro territorio provinciale e nazionale».
Il processo è nato da un’inchiesta che ha posto sotto la lente di ingrandimento di investigatori e inquirenti l’intero sistema Gran Sasso, evidenziando quella che la Procura ha definito come un permanente pericolo di inquinamento delle acque. Decine di sopralluoghi e videoispezioni, le ricostruzioni dei tre super esperti incaricati dalla Procura teramana e le indagini dei carabinieri del Noe avrebbero infatti fotografato una realtà fatta di rischi e procedure ignorate. In un contesto, quello ipotizzato dalla Procura, in cui sarebbero emerse presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate.
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