Acqua a rischio, c’è la terza inchiesta

4 Gennaio 2020

La Procura avvia nuovi accertamenti sulle strutture idriche sotterranee, l’ipotesi è sempre inquinamento ambientale

TERAMO. Una terza inchiesta a fare la cronaca di una vicenda tutt’altro che chiusa dal punto di vista penale. La Procura teramana, infatti, ha aperto un nuovo fascicolo sulla sicurezza del bacino acquifero del sistema Gran Sasso delegando le indagini, così come fatto in precedenza, ai carabinieri del comando regionale del Noe. Sul nuovo filone (pm titolari Stefano Giovagnoni e Greta Aloisi) per il momento c’è il massimo riserbo: l’unica certezza è che, anche in questo caso, l’ipotesi di reato è quella di inquinamento ambientale. Per ora non ci sono indagati.
I risultati dei primi accertamenti sono già finiti nel palazzo di giustizia teramano e riguardano le recenti ispezioni (risalgono a dicembre) fatte proprio dai militari del nucleo operativo ecologico nelle gallerie autostradali dell’A24 per verificare il grado di isolamento e di eventuale contaminazione. I controlli, fatti anche con l’utilizzo di speciali apparecchiature, hanno riguardato gran parte delle strutture idriche sotterranee dei cunicoli dell’A24. È evidente che, vista la complessità e la delicatezza dei fatti, l’attività ispettiva è destinata a proseguire anche con l’acquisizione di materiale cartaceo.
La terza inchiesta arriva dopo quella madre che ha portato a processo dieci nomi, tra vertici di Strada dei Parchi, Istituto di fisica nucleare e Ruzzo Reti, e la seconda chiusa con una richiesta di archiviazione fatta dalla stessa Procura. Questa, in particolare, nata da alcuni esposti, riguardava alcuni esperimenti svolti nei laboratori dell’Istituto di fisica nucleare e il loro impatto ambientale, vertendo soprattutto su questioni legate all’allarme radioattività. Per la Procura gli accertamenti fatti su questo secondo filone d’indagine non avrebbero fatto emergere irregolarità e risvolti di natura penale. Intanto per il 13 gennaio è in programma la nuova udienza del maxi processo con i dieci imputati a cui la Procura contesta l’inquinamento ambientale e il getto pericolose di cose. Il giudice monocratico Domenico Canosa dovrà decidere sull’ammissione delle numerose associazioni ambientaliste, di consumatori ed enti locali che hanno chiesto di costituirsi parte civile e sulla mole di eccezioni preliminari che le difese si preparano a presentare. Un processo che si annuncia all’insegna dei grandi numeri e proprio per questo dai tempi sicuramente non brevi. A dicembre, intanto, Corrado Gisonni è stato nominato commissario straordinario per la messa sicurezza del sistema Gran Sasso.
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