Acqua a rischio, gli ambientalisti pronti a costituirsi parte civile

26 Luglio 2018

L’annuncio dell’Osservatorio dopo l’inchiesta chiusa con i primi indagati per inquinamento Intanto la Stazione ornitologica abruzzese presenta un quinto esposto sulla questione sicurezza

TERAMO. Le associazioni ambientaliste che compongono l’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso pronte a costituirsi parte civile in un eventuale processo. Lo annunciano in una nota il giorno dopo la notizia della chiusura dell’ inchiesta giudiziaria scattata in seguito all’emergenza potabilità del maggio 2017 con i primi indagati per inquinamento ambientale. «L’Osservatorio costituito dalle associazioni Wwf, Legambiente, Mountain Wilderness, Arci, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, Fiab, Cai, Italia Nostra e Fai», si legge nella nota, «è nato oltre un anno fa e ha fin da subito posto tra le sue richieste l’accertamento di quanto accadde in quei giorni, perché – al di là delle singole responsabilità che dovranno essere accertate – vi è l’esigenza di comprendere le mancanze del sistema di sicurezza di uno dei principali acquiferi del nostro Paese. Non è la prima volta che la magistratura si occupa dell’acquifero del Gran Sasso. Dopo l’incidente del 16 agosto 2002, quando una certa quantità di trimetilbenzene, utilizzato nell’esperimento Borexino, si riversò nell’acqua in distribuzione, vi fu l’intervento della Procura di Teramo con sequestro dei laboratori e conseguente processo che si concluse – tra l’altro – con l’applicazione concordata della pena con patteggiamento nei confronti di alcuni dei vertici di allora dei Laboratori e dell’Infn al momento dell’incidente. Purtroppo, nonostante seguì anche una gestione commissariale durata anni, la messa in sicurezza dell’acquifero è rimasta un miraggio».
L’Osservatorio «attende i prossimi passaggi ufficiali della Procura e anticipa fin da ora che, nei modi e nei tempi opportuni, valuterà un proprio intervento nell’eventuale processo al fine di tutelare gli interessi ambientali e sociali».
Intanto per un’inchiesta che si chiude, un’altra se ne profila dopo la presentazione dell’ennesimo esposto. Ad inviarlo la Stazione ornitologica abruzzese Onlus che fa parte della Mobilitazione per l'Acqua del Gran Sasso e che sottolinea come si tratti del quinto esposto presentato dagli ambientalisti a partire da quello di aprile 2017 sul caso diclorometano. «Questa ulteriore nota nasce da un fatto irrituale, a dir poco sconcertante», si legge in una nota, «il quarto esposto, quello del 6 giugno 2018, fondato su una miriade di documenti acquisiti durante gli accessi agli atti e in cui emergevano criticità enormi sulla sicurezza, era stato inviato sia alla Procura di Teramo sia a numerosi altri enti chiedendo approfondimenti anche di tipo amministrativo interno. Ebbene alcuni giorni fa abbiamo scoperto per puro caso, che la direzione regionale dei vigili del fuoco ha inviato una scarna e inconferente lettera di replica a tutti gli enti ma non alla Soa, evitando così di esporsi alla dialettica con l'associazione che, tra l'altro, ha pure segnalato un incendio verificatosi nei laboratori il 1/o giugno 2016 che era ignoto proprio ai vigili del fuoco». Una situazione a fronte della quale la Soa denuncia come la stessa direzione regionale dei vigili del fuoco abbia «negato l'accesso agli atti ai rapporti di sicurezza depositati dall'Infn nel 2006, 2011 e 2016, mai validati definitivamente (almeno al 22 gennaio 2018, giorno del nostro accesso agli atti)e al rapporto di ispezione 2017 e ha messo gli omissis sui documenti pure sulla localizzazione dei laboratori». (red.te.)
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