Acqua a rischio, il giudice chiede di astenersi

Il magistrato si rimette al presidente del tribunale: un suo parente è consigliere del Comune, ente che ha chiesto di essere parte civile nel processo
TERAMO. Dopo la prima udienza di metà settembre quella di ieri doveva essere riservata alle ammissioni delle parti civili, ma è stata quella in cui il giudice ha annunciato la sua richiesta di astensione.
Il maxi processo sull’acqua a rischio con dieci imputati tra i vertici di Infn, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti subisce un primo stop. Nell’udienza di ieri, infatti, il giudice monocratico Lorenzo Prudenzano ha comunicato di aver presentato alla presidenza del tribunale richiesta di astensione «in ragione del rapporto di affinità con un membro del consiglio comunale di Teramo» sottolineando nella sua dichiarazione in aula «la potenziale sussistenza di grave ragione di inconvenienza» Il Comune di Teramo è uno degli enti che ha chiesto di essere ammesso come parte civile nel processo e Vincenzo Cipolletti, consigliere comunale di maggioranza, è il suocero del magistrato. La decisione ora spetta al presidente facente funzioni del tribunale che deciderà se accogliere o meno la richiesta. Nel primo caso il processo dovrà essere affidato ad un altro giudice monocratico. La comunicazione sarà fatta nell’udienza del 21 già programmata e che coincide con la prima delle giornate di astensione proclamate dagli avvocati a livello nazionale.
Intanto, sulla questione, interviene l’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso. «I tempi del procedimento si allungano e di questo passo è probabile che il dibattimento non verrà aperto prima del 2020», scrive, «Wwf, Legambiente, Cai e Cittadinanzattiva, le quattro associazioni che, tra quelle che compongono l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, hanno chiesto di essere ammesse come parte civile nel processo esprimono la propria preoccupazione per il dilatarsi dei tempi. Preoccupazione che è ancora maggiore se si pensa che ad oggi si sono perse le tracce della nomina del commissario straordinario per la messa in sicurezza del Gran Sasso». Le associazioni «ricordano che il presidente del consiglio dei ministri, avrebbe dovuto nominare il commissario entro il 3 luglio scorso. Su questo punto l’Osservatorio rinnova l’invito al presidente della Regione Marsilio e ai parlamentari eletti in Abruzzo a sollecitare la nomina del commissario per evitare questa situazione di paralisi».(d.p.)
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