Acqua a rischio, primi indagati per inquinamento ambientale

25 Luglio 2018

Firmato l’avviso di conclusione dopo oltre un anno di lavoro, massimo riserbo sui contenuti L’inchiesta era partita in seguito all’emergenza sulla potabilità esplosa nel maggio del 2017 

TERAMO. E’ una prima certezza, solida come può essere l’epilogo della complessa e sfaccettata inchiesta giudiziaria aperta sulla sicurezza del sistema acqua Gran Sasso partendo da quei drammatici giorni dell’emergenza potabilità del maggio 2017.
Nei giorni scorsi la Procura teramana ha chiuso le indagini con la firma dell’avviso delle conclusioni su un voluminoso atto che ipotizza vari reati tra cui quello dell’inquinamento ambientale a carico di alcuni indagati. Ma è massimo il riserbo sull’esito dell’ inchiesta, durata oltre un anno, coordinata dal procuratore Antonio Guerriero (per anni magistrato nella Terra dei fuochi) e affidata al pool di pm composto da Greta Aloisi, Davide Rosati e Stefano Giovagnoni.
A fare da filo conduttore all’attività di inquirenti e carabinieri del Noe la corposa consulenza dei tecnici nominati l’anno scorso dalla Procura, tre super esperti di sistemi idrici e ambientali e che in passato si sono occupati ai disastri della Terra dei fuochi e della frana di Sarno. Si tratta di Domenico Pianese, dell’università Federico II di Napoli; di Sabino Aquino, geologo, esperto di rilievi idrogeologici e ambientali e di Vincenzo Belgiorno, ordinario di ingegneria sanitaria-ambientale all’università di Salerno. E’ a loro che i magistrati teramani si sono affidati partendo da un dato: capire gli interventi di messa in sicurezza disposti dopo lo sversamento di quindici anni fa (il caso Borexino) dall’allora commissario straordinario Angelo Balducci. Un obiettivo racchiuso nell’incipit del quesito affidato un anno fa ai tre super esperti: «Se all’esito dei lavori eseguiti dal commissario i livelli di sicurezza delle infrastrutture e delle attività svolte all’interno del massiccio del Gran Sasso (centro di ricerca scientifica ed annesse gallerie di servizio, sistema autostradale, opere di captazione, raccolta e distribuzione di acque potabili nonchè tutte le altre opere e servizi connessi) siano o meno conformi agli standard imposti dalla normativa in materia ambientale ed igienico sanitaria relativa alla tutela della qualità delle acque e, comunque, tali da escludere l’esistenza di pericoli per l’ambiente e la salute umana». E appare evidente che in quelle migliaia di pagine di consulenza rimesse in Procura ci siano circostanziate risposte.
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