Acqua adulterata Cadute le accuse a Forlini e Giambuzzi

Il gip archivia l’inchiesta: non c’è stato alcun reato La donna si sentì male per colpa dell’autoclave di casa
TERAMO. Si chiude con un’archiviazione l’inchiesta sul presunto caso di adulterazione delle acque a Casemolino di Castellalto. Nei giorni scorsi, infatti, il gip Domenico Canosa ha accolto la richiesta fatta dalla Procura stabilendo l’inesistenza di qualsiasi reato e archiviando l’inchiesta che vedeva indagati l’ex presidente della Ruzzo Reti e attuale componente del consiglio d’amministrazione Antonio Forlini e Domenico Giambuzzi, storico direttore tecnico della Ruzzo, attualmente in pensione. Entrambi (rispettivamente assistiti dagli avvocati Gennaro Lettieri e Guglielmo Marconi) nei loro interrogatori avevano sostenuto, documentazione alla mano, come l’adulterazione delle acque non fosse stata causata dai lavori di riparazione predisposti all’epoca sulle condutture visto, tra l’altro, che quell’acqua sarebbe stata bevuta da centinaia di altre persone senza provocare alcun danno.
L’inchiesta della Procura, delegata ai carabinieri forestali, era scattata dopo che una donna del posto era finita in ospedale per dei malori insorti dopo aver bevuto l’acqua dal rubinetto di casa. Nel corso delle indagini è stato accertato, così come tra l’altro scritto in un verbale dell’Arta, come in quell’occasione la donna (fatti avvenuti nel maggio del 2018) avesse segnalato di avere un impianto di autoclave che si era attivato al momento della sospensione idrica e che quindi l’acqua bevuta potesse non essere quella proveniente dalla rete. Ed è su questo particolare che la Procura ha fondato la sua richiesta d’archiviazione visto che fa riferimento proprio al fatto che nessuno degli abitanti della zona in quei giorni abbia avuto malori o sintomi analoghi a quelli della donna finita al pronto soccorso. Cosa che, sostengono gli inquirenti, induce a ritenere che la donna all’epoca dei fatti possa aver ingerito acqua presa dalla sua autoclave (dove era presente da diverso tempo in assenza di un meccanismo per il cambiamento) e non dalle tubature della Ruzzo Reti. Così scrive il sostituto procuratore Stefano Giovagnoni nella richiesta di archiviazione accolta da Canosa: «Se il problema fosse dipeso dalla negligenza e/o imperizia nell’effettuare la riparazione, le numerose utenze che attingendo acqua direttamente dalla condotta principale, subito a valle del guasto, senza passare per i serbatoi, avrebbero dovuto registrare un evento molto più eclatante di quello lamentato chilometri più a valle e in condizioni di maggior diluizione».
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