Acqua adulterata, il pm chiede di archiviare Forlini e Giambuzzi

L’inchiesta era stata aperta a seguito del malore di una donna finita in ospedale dopo aver bevuto La Procura: «I lavori sulle condutture non c’entrano, colpa dell’autoclave privata dell’abitazione»
TERAMO. È con una richiesta di archiviazione che la Procura chiude l’inchiesta sul presunto caso di adulterazione delle acque a Casemolino di Castellalto. Così ha stabilito il pm Stefano Giovagnoni che, ad otto mesi dall’apertura del fascicolo iscritto dopo il caso di una donna finita in ospedale, ha depositato la richiesta per i due indagati: l’ex presidente della Ruzzo Reti e attuale componente del consiglio d’amministrazione Antonio Forlini e Domenico Giambuzzi, storico direttore tecnico della Ruzzo, attualmente in pensione. Ora, dunque, la parola passa al gip che dovrà decidere se archiviare o chiedere nuove indagini.
Entrambi gli indagati (rispettivamente assistiti dagli avvocati Gennaro Lettieri e Guglielmo Marconi) nei loro interrogatori avevano sostenuto, documentazione alla mano, come l’adulterazione delle acque non fosse stata causata dai lavori predisposti all’epoca sulle condutture visto, tra l’altro, che quell’acqua sarebbe stata bevuta da centinaia di altre persone senza provocare alcun danno. In particolare è stato evidenziato, così come tra l’altro scritto in un verbale dell’Arta, come in quell’occasione la donna ( fatti avvenuti nel maggio del 2018) avesse segnalato di avere un impianto di autoclave che si era attivato al momento della sospensione idrica e che quindi l’acqua bevuta potesse non essere quella proveniente dalla rete. Ed è su questo particolare che la Procura sembra aver fondato la sua richiesta d’archiviazione visto che fa riferimento proprio al fatto che nessuno degli abitanti della zona in quei giorni abbia avuto malori o sintomi analoghi a quelli della donna. Cosa che, sostengono gli inquirenti, induce a ritenere che la donna all’epoca dei fatti possa aver ingerito acqua presa dalla sua autoclave (dove era presente da diverso tempo in assenza di un meccanismo per il cambiamento) e non dalle tubature della Ruzzo reti. E non solo. Al termine delle indagini, portate avanti su delega del pm dai carabinieri forestali, la stessa Procura sottolinea come le analisi effettuate in autocontrollo all’epoca dei fatti non avessero evidenziato alcun superamento dei parametri relativi ad alluminio e benzopirene e come la Asl non avesse richiesto nessuna ordinanza di limitazione dell’uso dell’acqua. Intanto si annunciano tempi brevi anche per la definizione (dopo l’avviso di conclusione delle indagini) della maxi inchiesta aperta dalla Procura teramana sul sistema acqua Gran Sasso e in cui lo stesso Forlini è indagato insieme ad altre nove persone.
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