«Acqua, il Ruzzo fermi gli aumenti»

23 Giugno 2015

Protesta della Federconsumatori, nettamente contrari anche il M5S e il Pdci

TERAMO. Dopo il voto contrario di tre sindaci, arrivano altre reazioni negative al nuovo piano industriale delll’acquedotto del Ruzzo che prevede l’aumento delle bollette del 6,5%. Per la Federconsumatori di Teramo «gli incrementi tariffari ipotizzati non possono essere definiti irrisori in una fase ancora caratterizzata da profonda sofferenza economica e sociale.Ci proponiamo quindi, prima che gli aumenti vengano deliberati, di verificarne l'incidenza effettiva, con particolare riferimento alle conseguenze sulle utenze più deboli (le famiglie con redditi bassi), e di cogliere l'occasione per chiedere la revisione della struttura della tariffa, anche allo scopo di risolvere l'annoso problema dello scorporo della quota relativa alla depurazione nelle aree prive di impianti di depurazione o servite da impianti non funzionanti». Dopo aver chieto investimenti efficaci per la manutenzione delle reti e per la prevenzione delle emergenze idriche, la Federconsumatori «rammenta al presidente Forlini la necessità di dare corso agli impegni assunti nei confronti delle associazioni dei consumatori; in particolare, occorre procedere all'adeguamento della Carta dei servizi con la partecipazione attiva delle associazioni e alla definizione di un protocollo di intesa per la gestione dei contenziosi tra l'azienda e gli utenti, introducendo anche lo strumento della conciliazione paritetica».

Commenti negativi anche dal Movimento 5 Stelle di Teramo, secondo cuio «il sindaco Brucchi deve immediatamente rispondere del perché ha votato a favore di un provvedimento il quale, andando ad aumentare (in media del 6.5%) le tariffe dell'acqua, anziché tutelare i cittadini potrebbe dare una mazzata letale alle tante famiglie già in difficoltà per la crisi economica». Protesta nche il Pdci che invita il Ruzzo «ad abbandonare l'ipotesi di aumento tariffario così come ipotizzato nel piano industriale nonché l'incremento dei costi di gestione come ad esempio quelli ipotizzati per gli allacci (da euro 106 ad euro 179,) per le rescissioni volontarie (da euro 0 ad euro 90), per la verifica contatori (da euro 25 ad euro 150); per la sostituzione contatore (da euro 0 ad euro 120), specie in assenza di un piano di risanamento che sappia far fronte alla situazione debitoria in cui versa la società. Ogni intervento in questa direzione assumerebbe caratteristiche discrezionali, se non addirittura arbitrarie».