Addio a D’Emilio nel suo campo sportivo

Si sono svolti nell’impianto di Piane Tordino i funerali del presidente del Cologna. Il sindaco: gli dedicheremo lo stadio
ROSETO. Pioveva ieri mattina a Cologna Spiaggia, proprio quando il feretro di Silvino D’Emilio stava per lasciare l’abitazione per raggiungere il campo sportivo di Piane Tordino. Sì, perché il rito funebre si è svolto proprio sul manto erboso, con la bara che ha fatto il suo ingresso allo stadio tra gli applausi della gente assiepata sugli spalti e altrettante persone in mezzo al campo, intorno all’altare allestito per l’ultimo saluto al presidente della squadra di calcio. Poi , proprio quando il sacerdote ha iniziato la celebrazione, ha smesso di piovere.
«Lo stadio di Piane Tordino è la creatura di Silvino», dice in lacrime uno dei tanti presenti ieri al funerale, «se avesse dovuto scegliere, di certo ci avrebbe convocati tutti qui, per salutarci con lui in mezzo al manto erboso». Sessantanove anni, imprenditore ortofrutticolo, D’Emilio è morto venerdì mattina a causa di un attacco cardiaco che non gli ha lasciato scampo nonostante i soccorsi tempestivi e qualificati. La sua grande passione era il calcio, «dopo quella familiare, la sua vocazione più vissuta», ha ricordato ieri mattina don Biagio durante l’omelia.
«Se ne va un grande uomo» è il commosso commento di Maurizio Franchi, collaboratore e soprattutto amico di D’Emilio, «sarà difficile non vederlo più al campo, quel campo di calcio che lui curava personalmente e se ne faceva vanto. La settimana scorsa in occasione dell’amichevole tra il Pescara e il San Nicolò al fotografo che gli chiedeva se doveva fare della foto ai calciatori anche durante la partita rispose: “Fai quello che vuoi, l’importante e che si veda il campo”».
A salutare D’Emilio anche il sindaco di Roseto Enio Pavone, presente a nome di tutta la città. «Credo di interpretare la volontà di molti». ha detto il primo cittadino al termine della funzione religiosa, «se proporrò di intitolare lo stadio di Piane Tordino a Silvino D’Emilio». Una proposta per onorare la memoria del presidente scomparso è giunta anche dalla federazione calcistica abruzzese.
«I valori che Silvino ci ha trasmesso non devono andare dispersi», ha infatti sottolineato Daniele Ortolani, presidente della Figc Abruzzo, «per questo mi impegnerò affinché sia istituito un premio abbinato a una manifestazione sportiva che sia dedicata a lui». Molti anche gli sportivi, giovanissimi e meno giovani, che hanno voluto rendere l’ultimo saluto al loro presidente.
«È solo merito tuo», ha detto dal pulpito Matteo Ambrosi rivolgendosi direttamente a D’Emilio a nome dei colleghi calciatori di ogni età, «se tanti ragazzi hanno potuto coltivare un sogno correndo su questo manto erboso. Da oggi non sarà più la stessa cosa indossare questa maglia».
«Silvino è tutto questo», ha detto Ernesto Foglia indicando con un ampio gesto l’intero impianto sportivo colognese, «adesso sarà difficile andare avanti senza di lui dopo trenta anni di cammino insieme per portare avanti il calcio a Cologna, durante i quali è stata costruita una realtà giovanile apprezzata in tutto l’Abruzzo».
Il profumo acre dell’incenso preparato dalle suore e usato da don Biagio per la benedizione ha chiuso il rito funebre. Due ali di folla si sono aperte in silenzio sull’erba verde per consentire il passaggio della bara diretta al cimitero di Giulianova per la tumulazione. Solo a quel punto la pioggia ha ripreso a cadere.
Federico Centola
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