Addio a Di Sante, un grande teramano

Aveva 80 anni: nella lunga carriera ha guidato 7 banche. Ora era a capo della Camera di Commercio e di Confcommercio
TERAMO. Ha interpretato da protagonista la storia di tutto l’Abruzzo, e non solo, per più di 40 anni. Ieri a mezzogiorno, con la morte di Giandomenico Di Sante, tutta la regione, e in particolare la provincia di Teramo, ha perso un padre nobile.
Il cavaliere – fra i tanti titoli di cui poteva fregiarsi era quello con cui amava farsi chiamare – a ottant’anni era malato da tempo. Le sue condizioni si sono aggravate domenica quando è stato ricoverato d’urgenza in ospedale per un edema cerebrale. E’ stato lucido fino alla fine, tanto che le riunioni dei vertici della Camera di commercio, che presiedeva dall’aprile 2015 – era anche nella giunta di Unioncamere Abruzzo – fino alla settimana scorsa si sono svolte nel suo ufficio a San Nicolò.
Di Sante ha lasciato il segno in tanti settori. Preponderante l’impegno nella finanza: è stato per 40 anni ininterrottamente presidente di 7 banche. E’ stato a capo della Banca dell'Adriatico fino a maggio, quando è avvenuta l’incorporazione con Intesa Sanpaolo. Il suo impegno nel mondo bancario era iniziato nel 1974,quando divenne amministratore della Banca popolare di Teramo, proseguito nel '77 come presidente della Popolare di Teramo e Città Sant'Angelo, poi della Popolare abruzzese e marchigiana fino alla Banca dell’Adriatico. Attualmente era nel cda del Mediocredito centrale.
Ma è stato anche altro. Innanzitutto un gran lavoratore. In primis nell’azienda di famiglia: aveva iniziato a lavorare a 14 anni nella falegnameria e piccolo negozio del padre Attilio a San Nicolò. Attività poi diventata il mobilificio Di Sante. Non a caso è stato per 10 anni anche vicepresidente di Confindustria e fino a ieri presidente di Confcommercio. Importante l’impegno in politica, nella Dc. Nel '70 divenne consigliere comunale, poi provinciale per 10 anni. Di Sante, fra le tante onorificenze, era anche cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana e cavaliere di gran croce dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro. La frase di un’intervista di qualche mese fa, quando compì 80 anni, riassume il suo testamento morale: «In 40 anni non c'è stato un cambiamento, ma una rivoluzione. Ora dobbiamo mostrare orgoglio e umiltà. L'orgoglio delle cose straordinarie fatte, a Teramo e in Abruzzo, per gran parte del Novecento. E l'umiltà nel riconoscere che negli ultimi 30 anni ci siamo rilassati, credendo che lo stellone potesse determinare il successo del nostro territorio. Bisogna recuperare la tenacia dei figli del Gran Sasso». Lascia la moglie Margherita, i figli Attilio, Tiziana e Marcello. I funerali si celebreranno domani alle 10 nella chiesa di S. Maria degli Angeli a San Nicolò.
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