Addio a Graziano, ha lottato per 27 anni

13 Dicembre 2020

Malato dalla nascita, gli erano stati trapiantati i polmoni 14 anni fa. È morto a Bergamo dopo un nuovo intervento

TERAMO. Spesso si abusa della parola “combattente”, usata per definire qualcuno particolarmente dotato di forza di volontà. Graziano Chiappini, teramano di Poggio Cono, morto giorni fa nell’ospedale di Bergamo a soli 27 anni, di forza di volontà nella sua vita ne ha messa a tonnellate. Non è bastato, perché il male che lo affliggeva fin dalla nascita, e che 14 anni fa il giovane sembrava aver sconfitto grazie a un intervento chirurgico che all’epoca fu definito miracoloso, è tornato a colpire ed ha avuto il sopravvento; ma l’esempio di attaccamento alla vita e di incrollabile determinazione che Graziano ha lasciato in chi lo conosceva resterà ancora a lungo.
Ieri mattina, per quello che permettevano le disposizioni anti-Covid, la comunità di Poggio Cono si è stretta intorno alla famiglia Chiappini (la mamma Loredana, il padre Goffredo, il fratello Valerio, zii e cugini) nella piccola chiesa parrocchiale dove si sono svolti i funerali di Graziano, tra palloncini nerazzurri (era tifoso dell’Inter) e il sottofondo di “Gli angeli” di Vasco. C’era anche gente di Canzano, paese dove il giovane era conosciuto perché aveva giocato a calcio con il Canzano, oltre che con la Poggese. L’essere riuscito a giocare per anni nei campionati dilettantistici di calcio rappresenta nel modo più efficace la voglia di vivere che animava Graziano. Perché per lui quello che è normale per qualsiasi ragazzo rappresentava una conquista, una sfida al destino. Il destino di Graziano ha un nome: fibrosi cistica. Questa malattia dell’apparato respiratorio lo ha accompagnato dalla nascita e sembrava doverlo strappare alla vita già all’età di 13 anni. All’epoca, 14 anni fa, i genitori accettarono di giocare il tutto per tutto consentendo ai medici dell’ospedale di Bergamo di sottoporre Graziano a un intervento mai tentato prima in Italia: il trapianto del polmone di un uomo adulto, trasformato dai chirurghi in due polmoni di un ragazzino. L’intervento riuscì e all’epoca Graziano venne visitato dai giocatori dell’Atalanta, tra cui c’era il teramano Moris Carrozzieri. Sono seguiti anni in cui il giovane è sembrato poter vivere una vita normale. Si è diplomato, ha trovato lavoro e amore, ha coltivato la grande passione per il calcio. Ma il male è tornato, implacabile. Graziano ha dovuto ricominciare a curarsi nei centri per la fibrosi cistica ed è tornato all’ospedale di Bergamo per essere sottoposto a un nuovo trapianto, che poteva essere la sua unica possibilità di salvezza. Dopo alcuni giorni dall’intervento, ma soprattutto dopo 27 ani di lotta per la vita, Graziano è morto. Ma il suo paese non vuole dimenticarlo, e la Poggese ha annunciato che proporrà al Comune di Teramo di intitolargli il campo di calcio dove tante volte ha giocato.
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