Addio al maestro Vetuschi fondatore del coro Verdi

Creò il sodalizio nel 1948 e lo diresse fino al 2006 raccogliendo premi e successi in tutto il mondo. Oggi i “suoi” coristi lo saluteranno cantando in cattedrale
TERAMO. Per oltre settant'anni il suo nome ha significato musica, a Teramo e in Abruzzo, in Italia e nel mondo. Da quando, appena 21enne, fondò a Teramo la Corale Giuseppe Verdi, Ennio Vetuschi non si è mai fermato, portando il canto polifonico e il repertorio folcloristico abruzzese in tutto il pianeta, raccogliendo coi suoi coristi applausi, lodi e premi. Due giorni fa il lungo cammino terreno del maestro Vetuschi si è fermato, non il suo lascito culturale. Il maestro, 94enne, è morto mercoledì nella sua abitazione di viale Cavour, in cui aveva vissuto con la moglie Giovanna Tarquini. La sua amata Gianna se n'era andata il 21 gennaio, sei mesi dopo il maestro l'ha raggiunta. Lasciano i figli Barbara e Paolo e le loro famiglie.
L’ADDIO. La camera ardente è allestita da ieri a Teramo nella sede della Corale Verdi, nella Casa del Mutilato, ex chiesa della Misericordia. Meta di un omaggio ininterrotto e commosso, resterà aperta fino a stamattina, sino alle esequie che saranno celebrate alle 11 in cattedrale da don Davide. Il coro Verdi sarà schierato per salutare la sua carismatica guida: «Canteremo “O sacrum convivium” di Molfino e “Signore delle cime” di De Marzi, un brano che lui ha diretto tante e tante volte», dice affranta Fanny Valiante, corista e segretaria organizzativa della corale, vicina al maestro sino alla fine, «un padre per noi che siamo stati con lui una vita, tra prove, concerti, trasferte in tutto il mondo. Non lo dimenticheremo mai».
LA CARRIERA. Ennio Vetuschi (Teramo, 12 marzo 1927) era figlio di un suonatore di flicorno. Diplomato geometra, diploma in pianoforte al Braga, maestro concertatore sotto la guida del grande Celibidache, già nel 1948, folgorato dal Coro della Cappella Sistina, il giovane Ennio decise di fondare e dirigere un coro nella sua città. Inizialmente la Corale Giuseppe Verdi si dedicò alla lirica, partecipando alle stagioni del teatro Apollo e del Giugno Teramano, per passare alla polifonia sacra e profana; ma quasi subito Vetuschi introdusse in repertorio i canti popolari abruzzesi, da lui trascritti. Primo grande successo del coro fu la vittoria nel programma tv “Voci e volti della Fortuna” abbinato alla lotteria di Capodanno 1958. Ancor più cara per il maestro la vittoria quattro anni prima in un concorso romano, impreziosita dai complimenti dell'autore di “Vola vola vola”, l'ortonese Guido Albanese. Da allora il canto simbolo dell'Abruzzo non è mai mancato nei concerti e nelle incisioni della Corale Verdi, che lo ha fatto conoscere al mondo. Tanti i riconoscimenti, al coro e al maestro, che ha avuto il cavalierato e, dalla sua Teramo, il Paliotto d'Oro. Vetuschi ha lasciato la direzione del coro nel 2006; dal 2018 è direttore Claudia Morelli.
IL CORDOGLIO. Di questi giorni la nomina a presidente del sodalizio di Agostino Ballone, titolare della Baltour, che dice: «Un evento triste, viene a mancare un presidio della musica e della cultura per Teramo. Vetuschi è stato un grande personaggio che ha dato molto alla città e che la città deve ricordare con opere e iniziative a lui dedicate». Gianni Vecchiati, presidente di Arca-Associazione regionale cori Abruzzo: «Provo grande riconoscenza per il maestro, patrimonio comune della coralità abruzzese per cui lui ha fatto tanto. Nel 1983 fu cofondatore di Arca. Molti cori folcloristici hanno iniziato l'attività cantando brani elaborati da lui. A giorni Arca pubblicherà in rete e sui social il quinto e ultimo video del progetto virtual choir “Canti della terra d'Abruzzo”, col brano “Tutte le funtanelle” elaborato dal maestro e che dedicheremo a lui». Il sindaco Gianguido D'Alberto: «Se c'è un'istituzione che ha traghettato la teramanità oltre ogni confine è la Corale Verdi, straordinaria intuizione del maestro Vetuschi divenuta bellissima realtà. È stato un gigante, una figura che rimarrà nella storia culturale e artistica di Teramo. Ha permesso che il nome della nostra città potesse essere noto in Italia e nel mondo. Un ambasciatore della nostra bellezza al quale va un sentimento di profonda gratitudine».
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