Aggressione a Di Mascio, due condanne

10 Febbraio 2022

Tre anni a Guarnieri (che ha sferrato il pugno) e tre anni e nove mesi a Ciarelli. Il tecnico biancorosso verrà risarcito

TERAMO. C’è il primo punto fermo nella vicenda giudiziaria nata dalla violenta aggressione a Cetteo Di Mascio, l’allenatore responsabile del settore giovanile del Teramo calcio, colpito in un ufficio dello stadio. Ieri i due accusati di essere gli esecutori materiali sono stati condannati in primo grado per lesioni personali gravissime: una pena di tre anni per il 23enne di Mosciano Alessio Guarnieri che ha sferrato il pugno, una pena di tre anni e nove mesi per il 30enne di Bellante Vincenzo Ciarelli. La sentenza è stata emessa dal gup Roberto Veneziano al termine di un rito abbreviato chiesto da entrambi gli imputati difesi dall’avvocato Gianfranco Di Marcello. Per Guarnieri il legale aveva fatto richiesta di patteggiamento ma c’è stato il parere negativo dei pm titolari Davide Rosati e Greta Aloisi che in udienza hanno chiesto una condanna a cinque anni per ciascuno. Di Mascio, parte civile, era rappresentato dall’avvocato Giancarlo De Marco. Per la parte offesa il giudice ha stabilito una provvisionale esecutiva di 25mila euro più il risarcimento danni da stabilirsi in sede civile.
Sull’aggressione c’è una seconda inchiesta in cui c’è un altro indagato: si tratta di Massimiliano Sposetti, imprenditore edile e all’epoca dei fatti presidente della Gioventù Teramo 1913, la scuola calcio ufficiale del Teramo. All’uomo i pm Rosati e Aloisi contestano il concorso in lesioni gravissime. L’avvocato De Marco in una memoria inviata a dicembre alla Procura teramana fa riferimento a delle telefonate che Ciarelli avrebbe fatto a Sposetti dopo l’aggressione. «Tutto questo susseguirsi di telefonate è quanto meno strano se lo Sposetti non fosse coinvolto nell’aggressione», scrive, «i due rom non avevano motivo alcuno per aggredire Di Mascio. Lo Sposetti invece aveva motivo di ostilità verso Di Mascio come risultante in atti: lui era dirigente della società, molto legato al presidente Iachini (oggi non più presidente della squadra di calcio, ndr), e tra la società e il Di Mascio vi era tensione al momento che quest’ultimo non aderiva alla richiesta di accettare una riduzione dello stipendio». Sposetti, quando su questo elemento delle telefonate è stato sentito come persona informata sui fatti, ha dichiarato che l’unico collegamento era rappresentato dal fatto che Ciarelli lavorava come magazziniere per la sua impresa. L’imprenditore, tramite il suo legale Lino Nisii, ha sempre respinto le accuse.
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