Al centro per Teramo: «Noi coerenti»

La civica che affianca Di Dalmazio attacca gli ex alleati del centrodestra: sono un finto nuovo, noi non lavoriamo per il potere
TERAMO. “Fare grande Teramo”. Lo slogan campeggia nella sede elettorale del candidato sindaco Mauro Di Dalmazio in piazzale San Francesco ed esprime il senso della sfida elettorale lanciata da “Al centro per Teramo” insieme ad “Azione politica”. Gli aspiranti consiglieri della lista civica che nelle scorse elezioni ha portato in aula due esponenti della maggioranza e un assessore, poi distaccatasi dal resto dello schieramento fino alla firma delle dimissioni che ha portato alla caduta dell’amministrazione in dicembre, hanno il volto «della dignità e della coerenza». A questi due valori si richiama, nel presentarli, Giovanni Mattucci, ex presidente della Team anche lui in corsa per un seggio in consiglio.
Sono le stesse dignità e coerenza in nome delle quali lui ha rinunciato all’incarico di vertice nella società partecipata che gestisce l’igiene urbana, Giorgio Di Giovangiacomo si è dimesso dalla giunta ben prima del tracollo e ora Di Dalmazio corre come candidato sindaco contro quel centrodestra di cui ha fatto parte fino a un paio di anni fa. «Abbiamo denunciato una politica che non ci piaceva perché slegata dagli interessi dei cittadini», ricorda Mattucci, «e i fatti ci hanno dato ragione purtroppo, perché a rimetterci è stata Teramo». L’affondo colpisce gli ex alleati di quattro anni fa, riuniti intorno alla candidatura di Giandonato Morra. «Sono un nuovo finto», avverte l’ex presidente Team che cita la canzone di Edoardo Bennato “Mangiafuoco” ispirata alla favola di Pinocchio, «chi ha mosso i fili è rimasto al suo posto, sta ancora con loro». L’accusa è diretta e pesante. «Sono le persone», insiste Mattucci, «che hanno portato alla degenerazione da cui abbiamo respinto». La civica creata da Di Dalmazio, invece, non ha mai «lavorato per il potere» e insegue un sogno realizzabile con il contributo di tutti: «Far tornare Teramo viva e al centro della provincia». Per il candidato sindaco questo obiettivo si può centrare «sprigionando le notevoli energie della città come già successo in passato».
La sfida è difficile, ma «Teramo non è morta», osserva Di Dalmazio. La prossima tornata elettorale avrà anche un «tema politico», dunque, e servirà a fare definitiva chiarezza «sugli errori del passato». L’aspirante primo cittadino traccia il percorso: «Dobbiamo coniugare i piccoli bisogni con le grandi idee, sostituire la logica dell’io con quella del noi perché altrimenti una comunità non potrà mai essere tale e muoversi insieme». In sede, oltre ai candidati, sono assiepati i sostenitori del candidato che sottolineano il suo intervento con applausi scroscianti. Lui sorride, molto meno teso di quanto fosse nel giorno dello strappo definitivo con gli ex alleati in cui ha messo il suo nome in gioco per la carica di primo cittadino, e si rivolge ai 32 aspiranti consiglieri. «Mi date coraggio con la vostra vicinanza», conclude, «vi ringrazio dal profondo del cuore: voi avete già vinto».
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