Al Mazzini una rete per la cura dell’ictus

Firmato il protocollo che definisce il percorso del paziente dentro e fuori l’ospedale. Istituito il codice stroke per il 118
TERAMO. Ictus: c’è un percorso ben delineato in ospedale ed è stato creato un apposito codice per gli interventi del 118. E’ il frutto del protocollo operativo per la gestione dello stroke (cioè l’ictus) redatto da medici e infermieri esperti nel campo, firmato nei giorni scorsi dalle unità operative interessate: 118, pronto soccorso, rianimazione, neurologia, neurochirurgia e radiologia.
«E' un protocollo indispensabile, sicuramente le neurologia sarà uno dei punti forti della nuova rete ospedaliera», spiega la direttrice sanitaria della Asl, Maria Mattucci, «è una tutela nei confronti del paziente ma anche per il medico che sa di aver fatto tutto ciò che era previsto nelle linee guida in una patologia piuttosto frequente». Sono infatti più di mille i casi di ictus all’anno trattati dalla Asl di Teramo.
«E’ basilare», spiega il neurologo Gabriele Manente che nel 2009 ha effettuato le prime trombolisi venose a Teramo e ha organizzato diversi convegni sull'ictus anche per sensibilizzare a una gestione moderna di questa patologia, «far funzionare in termini operativi personale e mezzi in modo che si sappia “chi deve fare cosa” essendo l'ictus –sia ischemico che emorragico – una patologia tempodipendente che non perdona ritardi». Qualsiasi trattamento va fatto al massimo entro 6 ore, solo in rari casi 12.
Il cittadino è il primo attore della rete stroke: è lui, o i suoi familiari, che devono cogliere e non sottovalutare disturbi come anomalie della faccia, riduzione della forza al braccio e o alla gamba, disturbi nel linguaggio, cefalea improvvisa e intensa con nausea e vomito. «Allora bisogna chiamare subito il 118», spiega Manente, «che porterà all’ospedale di Teramo, che è un centro hub, il paziente», continua Manente, «e qui c’è la prima innovazione importante del nuovo protocollo: il codice stroke o codice 3, che è un codice rosso a tutti gli effetti anche se non ci sono alterazioni dei parametri vitali. Quindi si seguono tutte le priorità del codice rosso: già in ambulanza sono possibili prelievi e i neurologi, radiologi e pronto soccorso vengono preallertati. In pronto soccorso il paziente va nella shock room, stabilizzato e poi portato alla Tac, che è centro di diagnosi, da lì può prendere diverse strade: ritornare al pronto soccorso perchè è passato tutto e stare in osservazione; andare in neurologia e fare la terapia trombolitica venosa; andare in sala angiografica per una trombectomia meccanica. Se in neurologia la trombolisi venosa non funziona va anche in questo caso in sala angiografica. Da qui dopo il trattamento torna nei letti di alta assistenza in neurologia, chiamati stroke unit, o in rianimazione». Dopo la fase ospedaliera è prevista la riabilitazione, a casa o in centri specializzati.
«E’ una patologia grave, la mortalità resta alta, in particolare per lo stroke emorragico. Interessa soprattutto gli anziani, ma a volte anche i giovani», aggiunge il neurologo, «per questo è importate il protocollo. La prevenzione si basa soprattutto sul controllo di fattori di rischio come ipertensione, fumo, aumento di glicemia e colesterolo, sovrappeso, ridotta attività motoria». Il protocollo, che disegna la rete stroke, unita alla presenza di reparti ad alto livello, rende il Mazzini al pari delle migliori strutture del Centro Nord e comunque una delle prime del Centro Sud ad avere la rete. Certo è che nella stroke unit, ma anche in altre strutture che fanno parte della rete, c'è carenza di personale medico e infermieristico. Ad esempio per i sei letti di alta assistenza non è mai stato adeguato lo standard di personale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

