Al museo dopo tre anni parte la messa in sicurezza

I reperti archeologici del “Savini” verranno spostati e durante le operazioni la pinacoteca sarà chiusa. Il sindaco: l’edificio va inserito nei finanziamenti
TERAMO. A tre anni dal terremoto, è il caso di dire meglio tardi che mai, può partire la messa in sicurezza del museo archeologico Savini di via Delfico, classificato totalmente inagibile (categoria E). Una serie di intoppi ha rallentato in modo abnorme un intervento che sembrava dovesse prendere il via già nella primavera del 2017, e che poi ha visto la gara aggiudicata a fine 2018. Ora finalmente ci siamo, ma prima che la ditta incaricata entri nello storico edificio ad effettuare i puntellamenti gli antichi reperti devono essere spostati. Spiega l’assessore comunale alla cultura Luigi Ponziani: «I reperti vanno sistemati al pianterreno in maniera acconcia, in contenitori e scaffalature, con la supervisione della Sovrintendenza. L’operazione è propedeutica alla messa in sicurezza dell’edificio, ma anche alla possibile riallocazione dei reperti in altre sedi della città di Teramo, in modo tale che queste opere possano essere di nuovo fruite». A partire da lunedì 9 settembre, e fino a diversa disposizione, la Pinacoteca civica rimarrà chiusa perché il personale del polo museale sarà impegnato tutto nel riordino e spostamento delle opere del Savini. Disagio inevitabile, visto che in questo settore del Comune sono rimasti un funzionario e quattro sorveglianti-custodi (di cui due part-time).
Una volta puntellato, che destino avrà il museo archeologico? La partita è tutta da giocare, perché per il recupero e l’adeguamento sismico del Savini finora non è stato previsto alcun finanziamento. Il sindaco Giangiudo D’Alberto: «Per il piano stralcio delle opere pubbliche siamo fermi all’ordinanza commissariale firmata nel maggio 2018 da Paola De Micheli, che finanziò alcune scuole, palazzo Orsini e il Braga. Rimase fuori il museo, che inizialmente era stato inserito. Ora abbiamo rappresentato al governatore Marsilio l’esigenza di procedere a un ulteriore piano stralcio, sulle opere pubbliche siamo fermi da troppo tempo. Qualcuno potrebbe obiettare che se non riusciamo a far partire gli appalti per le opere finanziate è inutile finanziarne altre, io invece dico che questo va fatto perché altrimenti non siamo in grado di programmare. Guardate per esempio i cimiteri. Non sono contemplati da nessuna parte nei piani della struttura commissariale, ma solo a Teramo e frazioni ci sono oltre dieci milioni di opere da realizzare. Come facciamo a pianificare questi interventi?».
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